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Rassegna stampa

Primo centenario delle Suore "Ancelle dell'Immacolata Bambina"
Al servizio della Chiesa con obbedienza ed umiltà

Il Padre federico Salvador y Ramon e la Madre Rosario Arrevillaga Escalada , a Città del Messico il 23 febbraio 1901 mossi dallo Spirito Santo fondarono nella Chiesa e per la Chiesa la Congregazione delle "Ancelle dell'Immacolata Bambina". Il primo maggio del 1963 essa acquistò tutta la sua dimensione ecclesiale con il "Decreto de Lode" rilasciato da Giovanni XXIII. Si celebra, dunque , quest'anno il primo centenario di questa Congregazione, con costanza e generosità al servizio della Chiesa. Nell'ambito delle celebrazioni, sabato 24 febbraio, alle ore 18, nella parrocchia della Trasfigurazione di Nostro signore Gesù Cristo, il parroco Mons. Angelo Battista Pansa presiede la Concelebrazione Eucaristica . Sabato 17, nella chiesa di san Rocco, il Rettore Mons. Filippo Tocci aveva celebrato, in occasione della lieta ricorrenza, la Santa Messa con la partecipazione delle Suore appartenenti alla Congregazione.
   La missione della Congregazione consiste nel vivere"l'annientamento di Cristo " attraverso l'imitazione di Maria nel mistero della sua infanzia cercando in tutto la gloria di Dio e la santificazione propria mediante la professione e convivenza comunitaria dei voti di castita povertà ed obbedienza, lavorando nell' estensione del Regno di Dio attraverso l'evangelizzazione e l'educazione cristiana (Const.n.2). Madre Rosario Arrevillaga nacque a Città del Messico il 12 novembre 1860. I suoi genitori Marcos e Maria Guadalupe Escalada recitavano tutti i giorni la corona del Rosario chiedendo a Maria il dono di una figlia: nacque, così, Maria del Rosario. Ella nell' esempio dei genitori alla devozione a Maria imparò sin dal primi anni a pregare e a dimostrare un amore speciale e fondo alla Madonna frutto della vita religiosa e morale trascorsa in seno alla famiglia. Nella sua giovinezza abitualmente visitava il convento delle suore di clausura di Città del Messico, le Concezioniste di San Giuseppe della Grazia che veneravano la Vergine Bambina con il titolo di "Divina Infantita".
   Quando la giovane Rosario conobbe questa esclamò con grandissima gioia "Questa mi riempie il cuore". Il 7 ottobre 1888, nel giorno del suo onomastico, le suore le regalarono una statuina della "Divina Infantita". Nel riceverla Rosario ebbe un'esperienza carismatica e profetica. Da quel momento lei contemplava tutta la realtà creata da Dio in maniera diversa: lo Spirito le diede un intuito nuovo, e una forza senza limite per penetrare le profondità delle cose, la sensibilità di capire le cose semplici e la tenerezza di Dio riflessa specialmente nei fanciulli e nei bisognosi. Con immensa gioia la signorina "Rosarito" come comunemente era chiamata, portò l'immagine a casa sua e fu lì nella povertà e semplicità che sbocciarono le espressioni di amore e devozione a Maria Bambina.
    Ella vedeva nella Vergine piccola un modello da seguire: mantenere la confidenza in Dio, la semplicità, la dolcezza, la docilità e la tenerezza dei fanciulli, ma con la maturità e la fermezza della persona adulta, e Maria del Rosario fu capace di far conoscere le grandezze della Divina Infantita e la sua intercessione davanti a Dio ad un grandissimo numero di persone che per suo mezzo acquistavano le grazie e favori da parte di Dio. Come offerta d'amore alla "Divina Infantita" Maria del Rosario con l'aiuto di benefattori costruì un tempio nel cuore di Città del Messico nella via Morelos,86; fu solennemente inaugurato dalle autorità ecclesiastiche il 29 agosto 1903. Percorrendo le strade della città in cerca di aiuto per la costruzione vide la realtà della miseria e dell'abbandono in cui vivevano tanti bambini, e mossa da profonda compassione li prese in casa sua.
   L'altro fondatore, Padre Federico Salvador, nacque nella città di Almeria (Spagna> il 9 marzo 1867. I suoi genitori, Francisco e Francisca Ramon, al terzo giorno dalla nascita lo fecero battezzare nella parrocchia di San Sebastiano. Da giovane si comportò come ottimo studente; a 18 anni entrò in Seminario. Era stimato dai compagni per il suo amore verso all'Eucarestia e la Vergine Maria. Fu ordinato sacerdote il 20 dicembre 1890. Visse i suoi primi anni di sacerdote come cappellano delle monache di clausura (Concezioniste di Almeria) con grande dedizione ed austerità, condividendo anche il cibo con i poveri. Il 28 aprile 1895, festa del Buon Pastore, Padre Federico ebbe una esperienza carismatica vocazionale che lo chiamava a reatizzare una miasione specifica nella Chiesa; da quel momento condusse una vita diversa consistente nell'ascolto del piano di Dio nei sui riguardi e nella dedizione al servizio degli aitri tenendo come modelli Gesù e l'Immacolata Vergine Maria.
   Il 25 dicembre 1898 giunse a Città del Messico con tre compagni sacerdoti. Come missionario lavorò instancabilmente in diverse regioni della Repubblica Messicana. Nel mese di maggio del 1900 Padre Federico conobbe la signorina Rosario Arrevillaga impegnata nella costruzione del tempio che lei portava avanti da alcuni anni con i fanciulli abbandonati dando loro alletto ed educazione cristiana. Dio concesse a Madre Rosario il dono della "Infanzia Spirituale" e al Padre Federico il dono della "Schiavitù di amore": da questa unione profondamente spirituale nacque la Congregazione "Ancelle dell'Immacolata Bambina" il 23 febbraio 1901 a Città del Messico.
   Madre Rosario nella sua profonda semplicità non si sentiva degna di essere consacrata come religiosa, ma il 14 giugno 1901, festa del Sacro Cuore di Gesù, sentendo come l'amore del Signore la chiamava con forza potente a consacrarsi a Lui, non oppose più resistenza ed il 31 maggio 1902 emise i voti come Ancella dell'Immacolata Bambina. Padre Federico emise la sua professione religiosa il 15 agosto 1907; si firmava come "schiavo" della Vergine Immacolata fin dal 1902. I due fondatori offrirono la propria vita e le proprie forze al servizio di Dio, in favore dei poveri e dei bisognosi. Il 10 gennaio 1925, in Tacbaya morì la Madre Rosario; moltissime persone testimoniano la fama di santità di questa donna. Il 13 marzo 1931 morì Padre Federico in San Diego California(USA), in fama di santità. L'Istituto opera in 10 paesi: Messico, U.S.A., Costa Rica, Nicaragua, Venezuela, Brasile, Argentina, Spagna, Marocco, Italia. L'apostalato che le Ancelle dell'Immacolata Bambina svolgono in queste nazioni consiste nel dedicarsi con amore all'azione salvifica della Chiesa attraverso il servizio in case-famiglia, in collegi, nelle scuole, nelle parrocchie, nei centri culturali, nelle missioni "ad gentes".
   In occasione del centenario, a Città del Messico si è celebrata venerdì 23 f3bbraio una solenne Celebrazione Eucaristica nella Basilica del Santuario di Nostra Signora di Guadalupe; a Granada, in Spagna, domenica 25, l'Arcivescovo Antonio Cañizares Lloveras, presiede la Concelebrazione Eucaristica.
In occasione del centenario della Congregazione, nella parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo, a Roma, ha luogo, nel pomeriggio di sabato 24 febbraio, una solenne Celebrazione Eucaristica.
(Dall' "Osservatore Romano" del 25/02/2001)

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IL DOPO GIUBILEO La parrocchia della Trasfigurazione a Monteverde
Una parola di speranza che travalica ogni confine

Un segno visibile che dà concretezza al gemellaggio sorto con la comunità colombiana ospitata nel corso della XV Giornata Mondiale della Gioventù. E' questo il valore che la realtà ecclesiale della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo, a Monteverde nuovo, attribuisce alla nascita del Centro Sociale Educativo "Don Luigi di Liegro", un progetto di solidarietà destinato ad attuarsi nel quartiere povero di Lisboa, nella Ciudad Bolivar di Santa Fé de Bogotà.
E una parola di speranza che travalica i confini geografici; è un annuncio di salvezza che testimonia la valenza universale del linguaggio della fede; è un simbolo di libertà che dà attuazione ai doni spirituali ricevuti nel corso del Giubileo. Il progetto, le cui basi verranno poste a partire dalla prossima estate, vuole essere un segno per gli anni a venire, quando nel fluire della vita quotidiana, esso continuerà a rappresentare la memoria tangibile della straordinarietà dell'evento epocale vissuto.
Ad illustrare l'evoluzione temporale del forte legame spirituale sorto fra la comunità romana e quella di Bogotà è don Battista Angelo Pansa, parroco della comunità della Trasfigurazione di NSGC. "La nostra parrocchia possiede un forte legame con la Colombia -ha spiegato- . Da circa sette anni, infatti, vengono da noi collaboratori del clero originari di quel paese sudamericano". Una sintonia che è stata ulteriormente rafforzata dallo svolgimento della Giornata Mondiale della Gioventù, quando la comunità romana ha ospitato 24 studenti dell'organizzazione cattolico-universitaria "Travesia" di Bogotà. "Per un'intera settimana abbiamo compiuto un cammino sulle orme degli Apostoli Pietro e Paolo ripercorrendo a piedi l'Appia Antica e visitando le Basiliche di santa Pudenziana, santa Prassede, santa Prisca e le catacombe - ha spiegato don Battista- Un pellegrinaggio che, impreziosito da momenti di preghiera e di riflessione, ci ha permesso di andare alle origini della nostra fede e di riscoprire la santità di Roma. Si è trattato di un momento particolarmente intenso che è rimasto nei nostri cuori ed ha rafforzato il legame fra i ragazzi di Bogotà e quelli della parrocchia".
Ospitati per l'intero mese di agosto, i giovani colombiani hanno arricchito la loro esperienza di fede con la possibilità di dedicarsi all'accoglienza dei tanti altri pellegrini giunti a Roma per la GMG. Ma al ritorno da Tor Vergata hanno immediatamente cominciato a lavorare con i ragazzi romani per individuare quelle modalità che permettessero loro di proseguire il cammino spirituale intrapreso. In sintesi, perché l'Anno Santo divenisse nella realtà dei fatti un segno tangibile di speranza e di salvezza. Per una settimana ci siamo impegnati a mettere a punto le linee generali di un progetto comune che rendesse visibile a Bogotà l'evento giubilare, inteso come proclamazione della vita contro ogni oppressione - ha proseguito il parroco -. Lì ci sono tanti problemi, uno dei quali è costituto dalla sussistenza di grandi baraccopoli collocate nelle periferie delle città ed abitate dai desplazados, i campesinos rimasti senza casa. Dunque, abbiamo salutato i colombiani con con l'idea che ci saremmo rivisti a Bogotà per continuare il discorso".
Il viaggio, compiuto nel mese di gennaio, non ha mancato di portare frutti concreti. I ragazzi della parrocchia della Trasfigurazione e gli studenti di Travesia, infatti, hanno cominciato progettare l'idea di dare vita ad un Centro Sociale Educativo, che nelle loro intenzioni dovrà essere intitolato a don Luigi Di Liegro.
"Grazie alle indicazioni del Nunzio Apostolico, Mons. Beniamino Stella, abbiamo visitato il Centro "Riccardo Pampuri", collocato nel quartiere Juan Rey della Ciudad Bolivar e destinato alla riaggregazione dei desplazados - ha spiegato Raffaele Marino, di 25 anni - La nostra idea è stata quella di attivare un'iniziativa analoga nella zona opposta dell'immensa periferia di Bogotà, esattamente nel barrio di Lisboa. Insieme con i giovani di Travesia, quindi, ci stiamo muovendo per la nascita, di un nuovo Centro Sociale-Educativo ispirato a quello già esistente. In questo caso siamo facilitati dalla presenza nel luogo della parrocchia Juan Bautista Scalabrini,, la quale si sta già impegnando per l'attivazione di un cammino verso la vita comunitaria".
Concentrando l'attenzione sul mondo dell'infanzia, i giovani della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo vorrebbero raggiungere anche altri importanti obiettivi, quali il reinserimento degli anziani, l'addestramento lavorativo, la promozione dell'impresa edilizia e l'attivazione di un progetto di Università a distanza supportato dalla rete telematica "Vogliamo partire dai bambini, per poi dedicarci ai nonni e ai genitori ha proseguito don Battista -. Mediante la realizzazione di una scuola professionale, infatti, potremmo aiutare le persone ad imparare un mestiere, affinché siano in grado di proporsi sul mercato del lavoro. Il nostro, quindi, non vuole essere un sostegno di tipo assistenzialista , quanto un intervento volto all'auto-investimento. La Chiesa, in questo modo, può proporsi come segno di salvezza spirituale ed istituzione in grado di promuovere la dignità umana " - "In Colombia manca il senso del vivere comune, la capacità di sentire il prossimo come un fratello su cui contare per costruire qualcosa - ha aggiunto Raffaele - Per questo riteniamo importante avviare un progetto che possa creare un senso di comunità. Ed in questo contesto, gli obiettivi indicati costituiscono le tappe di un'evoluzione destinata e ridare dignità umana e sociale alla popolazione povera di Lisboa". "L'idea di fondo, dunque, è quella di stimolare la nascita di una comunità capace di dotarsi di autosviluppo", ha ulteriormente specificato don Battista. Nel periodo fra luglio ed agosto del 2001, i giovani e gli adulti della comunità parrocchiale raggiungeranno Bogotà per cominciare a porre le basi del progetto. "In quella occasione anche alcuni genitori verranno con noi - ha aggiunto Raffaele -. Siamo convinti, infatti, che la gente del luogo abbia bisogno di valutare l'importanza della famiglia, un modello assente nella difficile realtà delle baraccopoli". "Ma è opportuno sottolineare che la nostra idea è quella di attivare un'iniziativa destinata ad essere gestita dalla gente del luogo ha concluso Raffaele-. Se così non fosse, non riusciremmo nel proposito di dare vita ad un progetto di autosviluppo".
Ma la parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo desidera portare i benefici spirituali ricevuti nel corso del Giubileo anche nel tessuto sociale cui è inserita. Lo dimostra la sua attenzione per le diverse componenti del quartiere. "Riteniamo di primaria importanza instaurare un dialogo con tutti i credenti in Dio che appartengono ad altre religioni ha spiegato don Battista Angelo Pansa . Proprio per questo motivo, nell'anno successivo al Giubileo abbiamo previsto una serie di incontri in cui desideriamo sviluppare i temi del dialogo e dell'accoglienza. La Chiesa di Roma, infatti, è chiamata a presiedere nella comunione e nella carità".
Immigrazione, accoglienza, identità e differenza, dialogo interreligioso ed evangelizzazione della cultura sono i filoni su cui si basano gli incontri previsti. "Riteniamo che i terni dell'alterità e dell'identità siano di importanza primaria nella nostra realtà - ha concluso il parroco - Essi rientrano piearnente nell'atmosfera universalistica respirata durante il Giubileo. Inoltre, è opportuno evidenziare che tanto nella Lettera Apostolica Tertio Millenuio adveniente quanto nella Novo Millennio ineunte il Santo Padre ha sottolineato la priorità dell'accoglienza e della solidarietà. Ora è nostro compito attivarci perché esse diventino elementi stabili della mentalità contemporanea".
SIMONA RUBEIS
( da l'Osservatore Romano del 11 maggio 2001)
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Monteverde, pentecoste in dialogo con gli ebrei

Cristiani ed ebrei di Monteverde, nel territorio parrocchiale della Trasfigurazione, condividono da decenni una storia comune, che ha conosciuto sopratutto nell'ultima guerra momenti drammatici che ne hanno rinsaldato l'amicizia. E' in questo contesto che anche quest'anno si è pensato per un momento significativo dell'esperienza religiosa di entrambi: la vicina scadenza della Festa di Shavu'ot o della Pentecoste. Ebrei e cristiani festeggiano il " cinquantesimo giorno" (Pentecosté eméra) dopo la Pasqua. Per i cristiani è la celebrazione del dono dell'effusione dello Spirito Santo sugli apostoli e sulla Chiesa nascente. Per gli ebrei è la "festa delle(sette)settimane" (Shavu'ot): il memoriale dell'evento verificatosi sul Sinai il terzo mese dall'uscita dall'Egitto, in cui Dio si rivela ad Israele e gli fa il dono della Torah, della Legge. Si celebra anche il ricordo del dono dei frutti della terra: è la festa delle "primizie", che permettono la vita, così come la Torah è la via della vita. La parrocchia della Trasfigurazione ospiterà quanti, cristiani ed ebrei, desiderano pregare insieme. L'appuntamento è per mercoledì 30 maggio, alle ore 18, nella sala Buttinelli, per una celebrazione interreligiosa intorno ad alcuno testi biblici. La lettura dei salmi e il canto dello "Shema, Israel" (Ascolta, Israele) saranno la risposta pregata al dono della parola e al commento che il rabbino Settimio Gattegna e il Parroco don Battista Pansa offriranno sui testi della scrittura.

Aristide Beringhieri
( da Avvenire - Roma sette 27 maggio 2001)
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Giovani della Trasfigurazione accanto alle famiglie disagiate della capitale colombiana
Tra i "desplazados" di Bogotà

"Progetto Colombia": è il frutto del gemellaggio tra la diocesi di Bogotà e la parrocchia della Trasfigurazione, che quest'estate ha impegnato una ventina di giovani professionisti in un campo scuola nella città sudamericana. Sono partiti lo scorso 16 luglio, accompagnati dal parroco don Battista Angelo Pansa, e vi sono rimasti fino al 22 agosto. "Abbiamo lavorato sodo-spiega il parroco-insieme ai ragazzi giunti a Roma per il Giubileo. I volontari, tra cui medici e terapisti, hanno prestato il proprio servizio presso il centro sociale educativo S. Riccardo Pampuri che ospita famiglie disagiate". Nei sobborghi di Bogotà infatti trovano rifugio i "desplazados", migliaia di famiglie che sono riuscite a sottrarsi alla guerriglia e alla criminalità causata da narcotraffico e che spesso trovano sistemazione provvisoria in qualche centro gestito da sacerdoti o religiosi.
La situazione politico-militare della Colombia è molto problematica. Il processo di pace avviato dal governo con le formazioni guerrigliere (Farc e Eln) sta diventando sempre più difficile, anche per le azioni violente delle formazioni paramilitari. Tutti i giorni si hanno notizie di stragi e di sequestri.
I volontari, che hanno lavorato in condizione di sicurezza, durante il campo hanno svolto attività di animazione di doposcuola per bambini e per anziani. Hanno preparato alcuni studenti ad un corso di informatica e hanno partecipato ad iniziative culturali e a momenti di formazione. La parrocchia della Trasfigurazione ha avviato le procedure per la costruzione di un centro analogo nel poverissimo quartiere di Lisboa, da dedicare alla memoria di don Luigi di Liegro, che sarà realizzato in stretta collaborazione con la Caritas diocesana di Roma, la Fondazione Internazionale don Luigi di Liegro, l'organizzazione non governativa Progetto Continenti.
L'obiettivo è sviluppare un progetto che possa diventare anche una struttura permanente per il volontariato internazionale della Caritas di Roma, impegnando giovani volontari durante tutto l'anno.
"Per noi-afferma il parroco- è stato quasi naturale vedere nella Chiesa di Bogotà, con la quale abbiamo legami di fraterna amicizia, la Chiesa sorella con la quale condividere il cammino di comunione e missione all'inizio del terzo millennio".

David Murgia
( da Avvenire - Roma sette 23 settembre 2001)
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LA SCIENZA DEL DUBBIO CURA IL FANATISMO RELIGIOSO. UN INCONTRO DI "AGIRE POLITICAMENTE"

31099. ROMA-ADISTA. Il fondamentalismo religioso è una malattia di cui si muore: "la scienza del dubbio critico è un'ottima medicina contro questa malattia". Il colloquio interculturale organizzato dal coordinamento di cattolici democratici "Agire politicamente", tenutosi a Roma il 15 ottobre, si è aperto con questa considerazione di don Battista Pansa, docente di Sacre Scritture. Invitato dal moderatore Lino Prenna - coordinatore nazionale di Agire politicamente - a commentare il titolo provocatorio del confronto, "Dopo l'11 settembre: 'c'è un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace'", tratto dal libro del Qoélet, il docente ha evidenziato come tutte le "religioni del libro" tendano a considerarsi portatrici dell'unica verità. In quest'ottica, Qoélet, maestro di scetticismo, attraverso la sua meditazione sul tempo - infinito ed eterno, quindi imperscrutabile, quello divino; legato agli eventi, e identificabile come momento opportuno, quello umano - ci conduce invece ad una accettazione del limite umano alla conoscenza e all'esplorazione della volontà divina. La pratica del dubbio - conclude don Pansa - è in grado di promuovere "una cultura religiosa più democratica e tollerante perché più scettica" anche se presenta il rischio di sconfinare nell'ateismo e nel relativismo.
Piena accoglienza alla pratica del dubbio mostra anche Luigi Accattoli, vaticanista del Corriere della Sera, che tenta di fornire una lettura del "relativo silenzio del papa" sulla guerra in Afghanistan. Paragonata alla forte e insistita "predicazione della pace" durante la guerra del Golfo e quella del Kosovo, quella odierna appare più come simbolica. E se questo papa, predicatore radicale della non violenza e del quinto comandamento, "non osa ripetere quello che ha più volte affermato nel passato", significa che "l'11 settembre è successo qualcosa di veramente nuovo e diverso". Al punto da "far prevalere la 'diplomazia della pace', portata avanti dai vertici vaticani, sulla 'predicazione della pace' a cui il papa ci aveva abituati". L'uomo di fede, secondo Accattoli, si ritrova così "inerme di fronte ad una guerra che non si sente di condannare ma che non riesce neanche ad accettare". E la pratica del dubbio lo porta a domandarsi: "questa guerra sarà utile a creare le condizioni per estirpare le radici del terrorismo? O lo peggiorerà?". "Ebrei, cattolici e musulmani - conclude - dovrebbero cercare insieme le parole di pace, tenendo presente che nessuno le ha tutte".
"Troppo spesso - concorda Amos Luzzato, presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche in Italia - i rapporti tra le diverse culture si sono basati sulla forza". Questa tendenza può essere modificata solo se ciascuno diventa più "umile e curioso nei confronti della cultura dell'altro", attuando pienamente quella laicità di cui neanche l'Occidente può fregiarsi in maniera definitiva e che rappresenta la via maestra per creare una maggiore comunicazione tra le diverse culture.
Su questo punto Mohamed Nour Dachan, rappresentante dell'Unione della Comunità e organizzazioni islamiche in Italia, sostiene che l'inserimento culturale in Italia per molti musulmani è reale e concreto e la loro religione non ostacola l'accettazione dei doveri civili italiani. Ma lamenta come, troppo spesso nel mondo, ci siano popoli di serie A - come quelli non musulmani dell'ex Unione sovietica - a cui viene concessa l'indipendenza, e popoli di serie B - come quello ceceno - per cui "non vale l'autodifesa" di fronte ai carri armati di Putin, considerato oggi dall'Occidente "uomo di pace ".
Anche per padre Thomas Michel, gesuita americano, che ha vissuto l'Islam dall'interno come insegnante di teologia cattolica all'Università islamica in Turchia, "il dialogo con i musulmani è possibile" come testimoniano le numerose e sentite lettere di condanna agli attentati che gli sono arrivate dai suoi molti amici musulmani. Una condanna talmente diffusa "che si può parlare di consenso nella comunità islamica". Ma il gesuita parla anche dell'avversione del mondo islamico nei confronti del governo americano, tanto "diffusa perché gli Stati Uniti utilizzano la forza militare ed economica per distruggere il mondo musulmano". E, affermando che "come cristiano si è opposto a questa guerra", sostiene che per favorire la pace e il dialogo bisogna che il governo americano ripensi la propria politica: la fine dell'embargo all'Iraq, il riconoscimento dello Stato palestinese senza abbandonare Israele, l'errato sostegno ai molti governi non democratici, visto che i terroristi vengono quasi tutti da Paesi con governi oppressivi sostenuti dagli Stati Uniti".
Infine il senatore del Partito Popolare Alberto Monticone, ex presidente dell'Azione Cattolica italiana, ha chiuso il confronto affermando che "storicamente la guerra non ha mai risolto nulla in ambito politico", " la vera politica ha molti altri mezzi per coniugare la pace con la giustizia". "Nelle aule parlamentari, purtroppo - ha aggiunto - , non si ascoltano discorsi come quelli emersi in questo confronto": "in molti affermano che come politico laico devi essere responsabile ma io credo che come politico la vera responsabilità è dire no alla guerra, come cristiano è impegnarmi nel grande esercizio della laicità, rifiutando lo strumento bellico come risoluzione delle controversie".

( Da ADISTA INFORMAZIONI n°55 del 5 novembre2001)

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TERRORISMO:SILVESTRINI, NON RAGIONEVOLE DEMONIZZARE STATI

- ROMA, 10 DIC - Tutto cio' che riguarda il terrorismo va condannato, ma bisognerebbe chiedersi se per combatterlo sia ''ragionevole demonizzare degli Stati. Bisognerebbe chiedersi come possiamo consegnare la grande maggioranza degli islamici, che sono moderati, all'idea che l'Occidente e' il nemico e che ci sara' per forza uno scontro di civilta' provocato dallo stesso Occidente''. Se lo e' chiesto il cardinale Achille Silvestrini, per lunghi anni 'ministro degli esteri' del Papa, nel corso di una riflessione a piu' voci sui 40 anni dalla 'Pacem in terris', l'enciclica di Giovanni XXIII che ''ha smarcato la Chiesa dall' Occidente'', causando ''un'accoglienza non sempre cordiale nei circoli Atlantici'', ma dando alla Chiesa maggiore credibilita' e autorevolezza, ha ''riconsegnato il tema della pace, fino ad allora quasi monopolio dei comunisti, ai cattolici'' ed ha gettato le basi per una ''cultura di servizio alla pace'' da parte della Chiesa stessa. La lotta al terrorismo, da fare con ''concertazione internazionale''e i venti minacciosi che si addensano sull'Iraq hanno reso attuale il dibattito sulla possibile ''moralita''' della guerra, di ogni guerra, negata in modo netto da papa Roncalli. ''Giovanni XXIII - ha scritto mons. Loris Capovilla, che del Papa buono e' stato il segretario, in un messaggio di partecipazione al colloquio, svoltosi nella parrocchia romana della Trasfigurazione di Nostro Signore - invitava governanti e popoli, i cristiani anzi tutti, a gettare sul problema della pace uno sguardo nuovo. Mentre troppi uomini, anche battezzati, erano come bloccati dalle disquisizioni circa la possibilita', la legittimita', l'eventualita' e la moralita' della guerra moderna, il Papa mirava a convincere tutti ad avviarsi, liberi e consapevoli, alla conquista della giustizia sociale e della promozione umana e spirituale dell'uomo''. La 'Pacem in terris' ''sollecitava il disgelo dell'umanita' e, al tempo stesso, impegnava a fondo i cristiani nell'immane compito di costruire la pace, assieme a tutti gli uomini di buon volere'', perche' il documento, che ha la data dell'11 aprile 1963, per la prima volta nella storia della Chiesa e' rivolta non solo ai credenti, ma anche a tutti gli uomini di buona volonta'. Il rivolgersi anche a coloro che non si riconoscevano nella fede, introdotto da papa Giovanni, e' coerente con quella distinzione tra ''errore ed errante'' che fu pure introdotto dall'enciclica. Perche', come ha sottolineato il card. Silvestrini, se l'errore e' da condannare, ''l'errante e' sempre anzitutto un essere umano, da rispettare, e l'azione di Dio in lui non viene mai meno''. Quella distinzione nata per i rapporti con il comunismo ateo che ''devastava'' le Chiese dei Paesi orientali, non e' utilizzabile oggi in quelli con l'Islam, in quanto realta' totalmente diversa, perche' religiosa. Ma anche il dialogo con l'Islam va affrontato tenendo presenti i valori che esso ha, come la preghiera, la misericordia, l'aiuto ai poveri. ''Qui - ha rilevato il card. Silvestrini - ci aiuta la storia: dopo periodi di scontro ci si e' acquietati e si e' anche collaborato. Con loro, come con tutti gli altri, la Chiesa non deve demonizzare, deve invece vedere il bene che c'e' e cercare il dialogo''. Dialogo che non e' un ''mettiamoci d'accordo''. Ci sono nella societa', ha rilevato il card. Silvestrini, problemi come la tutela della vita o l'accoglienza degli immigrati nei quali e' evidente che i cristiani, oggi ''separati, dispersi'' nella vita politica, mentre dovrebbero trovare ''qualche collegamento, ma senza nostalgia'' si distinguano. ''Quello che vorrei vedere e' maggiore sollecitudine ai problemi della giustizia, dell'autorita' che deve sempre avere la visione e la preoccupazione del bene comune, mai subordinando nulla ai propri interessi''.

Giuliano Zoppis
( Da ANSA - DICEMBRE 2002)
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TRASFIGURAZIONE, UN INCONTRO SUL DIALOGO INTER-RELIGIOSO

(F. N.) Kala Acharya, direttrice dell'istituto di studi induisti di Bombay, e Yoshiharu Tomatsu, dell'istituto di ricerca buddista di Tokio, sono stati ospiti di un incontro alla parrocchia della Trasfigurazione per approfondire il dialogo inter-religioso. Un appuntamento legato anche alla scuola biblica della parrocchia, che sta riflettendo sui primi capitoli della Genesi e in particolare la figura di Noè. Come ha ricordato il parroco, Monsignor Pansa, Noè rappresenta lo spirito universalistico che anima fin dalle prime pagine la rivelazione biblica, quindi appare la figura giusta per aprire un confronto con due religioni in cui oggi si riconosce una parte significativa della popolazione mondiale. È intervenuto Monsignor Machado, Sottosegretario del Pontificio Consiglio per il dialogo inter-religioso.

( da Avvenire - Roma sette 2 FEBBRAIO 2003)

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Un colloquio nella parrocchia romana della Trasfigurazione
Il dialogo interreligioso, via maestra per la fraternità tra i popoli

Nelle giornate di gennaio tradizionalmente dedicate al dialogo interreligioso, una parrocchia di Roma, quella della Trasfigurazione nel quartiere di Monteverde, ha offerto alla propria comunità l'occasione di entrare in contatto con due religioni, induismo e buddismo, poco conosciute al di là di stereotipi e suggestioni letterarie e cinematografiche. Lo spunto l'ha offerto una duplice circostanza. La prima è la presenza a Roma di due autorevoli rappresentanti di queste religioni, la dottoressa Kala Acharya, direttrice dell'istituto di studi induisti di Bombay, e il rev. Yoshiharu Tòmatsu dell'istituto di ricerca buddista di Tokio, per partecipare al convegno su «Risorse delle religioni per la pace», promosso dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Inter-religioso. L'altra circostanza è stata la scuola biblica della parrocchia che sta approfondendo i primi capitoli della Genesi e in particolare la figura di Noè. Come ha ricordato all'inizio il parroco, Mons. Battista Angelo Pansa, questo «uomo giusto che camminava con Dio», rappresenta lo spirito universalistico che anima fin dalle prime pagine la rivelazione biblica. In lui è rappresentata tutta l'umanità agli albori della storia. Con lui Dio stringe un patto, il patto dell'arcobaleno, che non sarà mai revocato e che riguarda tutte le genti. Noè appare dunque la figura giusta per aprire un confronto con due religioni in cui oggi si riconosce una parte significativa della popolazione mondiale.
Monsignor Felix Machado, Sottosegretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, nel presentare i due studiosi ha offerto uno squarcio interessante sui lavori del convegno appena concluso e sul livello alto che il confronto oggi ha assunto. «Si è parlato diffusamente - ha detto - dei testi sacri che nelle rispettive religioni promuovono la pace. Come organizzatori abbiamo poi chiesto ai nostri ospiti come mai in questi testi ci siano anche parti che parlano di violenza o incitano alla violenza. È emersa netta la richiesta di rispetto e attenzione: spesso assistiamo invece a forzature, oppure alla tendenza a interpretare certi brani in modo difforme dalla tradizione religiosa da cui provengono, finendo con lo stravolgerne il significato».
La presentazione che dell'induismo ha poi delineato la dottoressa Acharya ha offerto spunti di notevole interesse. Per l'induismo Dio è unico, anche se è chiamato con diversi nomi. È come in una famiglia: il padre può chiamare il figlio con il suo nome, ma può anche usare affettuosamente un soprannome, un nomignolo. La sua identità però non cambia. Allo stesso modo, potendo assumere nomi diversi, Dio rimane Dio. Ecco perché gli indù non hanno difficoltà a riconoscere che Gesù è Dio.
Ci sono tanti fiumi e ognuno ha il suo nome. Ma quando sfociano nell'oceano, i fiumi non si distinguono più tra loro. È lo stesso Dio ad abitare nei nostri cuo ri, anche se gli abbiamo dato nomi diversi. Ogni uomo va rispettato perché in tutti è presente la stessa divinità. Chi capisce questo principio si comporta esattamente secondo l'insegnamento di Gesù quando invita ad amare il prossimo come se stessi, a comportarsi con gli altri come vogliamo che gli altri si comportino con noi. Le medesime indicazioni le troviamo nei testi sacri indù.
L'intervento del reverendo Yoshiharu Tomatsu ha fatto emergere le profonde differenze che esistono tra buddismo e induismo. Nel Buddismo non c'è un Dio in cui credere -- o comunque non c'è bisogno che ci sia -, una divinità che si rapporta con il mondo e con l'uomo. C'è una ricerca di salvezza da raggiungere però solo attraverso il distacco dalle cose e dalle passioni. Ci sono preghiere e riti, monaci e preti, eppure non siamo in presenza di una vera religione. Ma le cose dette da questo prete buddista hanno fatto emergere le ricchezze e il fascino di una religione così sui generis, ma anche così diffusa e popolare soprattutto in Asia. Egli si è soffermato in particolare su due punti fondamentali del credo buddista: la connessione e la compassione. La connessione è un modo di capire nel profondo la realtà. «Immaginiamo - ha detto il reverendo Tomatsu - di avere di fronte un'arancia. Per un buddista immaginare cosa c'è dentro questo frutto e il piacere che esso potrà offrirci è un modo sbagliato di pensare. Bisogna invece ripercorrere il cammino che l'arancia ha fatto per giungere fino a noi: il seme, il suo rapporto con la terra, l'azione degli agenti atmosferici e poi il lavoro dell'uomo. Non posso gustare questo frutto se manca anche un solo elemento del ciclo vitale che l'ha prodotto. Ecco cos'è la meditazione buddista». A questo punto il reverendo Tomatsu ha fatto un'osservazione in parte inattesa: «L'agricoltura giapponese è povera di frutta, e il nostro paese è costretto ad importarla. Allora nella mia meditazione sull'arancia non debbo dimenticare il contadino che lavora in quelle piantagioni: potrebbe essere un lavoratore sfruttato. Io godo di quel frutto, ma se il contadino muore di fame, debbo prendermi le mie responsabilità».
Un altro punto importante del buddísmo è la compassione, il condividere la situazione dell'altro. Il reverendo Tomatsu non si è diffuso a spiegare in maniera approfondita il significato di questo aspetto della sua religione. Ha però fatto una dichiarazione interessante che mette in evidenza l'importanza del dialogo interreligioso, gli arricchimenti reciproci che ne scaturiscono: «Ho capito il vero significato della compassione nel buddismo studiando per tre anni il cristianesimo». E ha concluso: «Per noi buddisti è una scoperta che il dinamismo della compassione porti a capire l'esistenza e l'importanza della famiglia umana e spinga alla collaborazione tra i popoli». L'incontro svoltosi nella parrocchia della Trasfigurazione ha fatto emergere l'importanza del dialogo con le altre religioni anche a livello di chiesa locale, e i passi avanti fatti in questo campo sotto la spinta del Concilio. Nel rispetto delle rispettive fedi - e al di fuori di ogni sincretismo - la possibilità di conoscere le dimensioni che la fede assume in altre religioni, i comportamenti e le visioni del mondo che ne scaturiscono, rappresentano una grande ricchezza. Per tale via si arriva infatti a conoscere meglio l'animo umano nelle tante sfaccettature che assume tra i popoli, la sua capacità di aprirsi al divino, di scoprire la dimensione di amore che anima tutte le cose.
FABIO NARCISI
(Dall’Osservatore Romano del 07/02/2003)
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Dal 1966 un itinerario di educazione religiosa alla prima infanzia nella parrocchia della Trasfigurazione. Coinvolte 50 coppie
Le famiglie nel "dopo-Battesimo"
Il linguaggio dei segni utilizzato per comunicare la gioia di credere

Una catechesi rivolta ai piccoli fino ai 3 anni, vissuta insieme alla famiglia. È l'esperienza che la parrocchia della Trasfigurazione, a Monteverde, impegnata in un cammino di scoperta ed elaborazione di percorsi dedicati all'educazione religiosa nella prima infanzia, offre oggi a circa 80 giovani coppie.
«Una esigenza nata per dare un seguito al rapporto con le famiglie che si accostano alla comunità per richiedere il Battesimo e ritornano poi per la preparazione dei bambini alla prima comunione", spiega Fabio Narcisi, 64 anni, impegnato con la moglie ed altre 5 coppie nella preparazione dei genitori al Battesimo dei piccoli. «Sono gli anni in cui il bambino costruisce la sua personalità ed in questo senso anche il potenziale legato all'educazione religiosa è altissimo».
L'idea nasce nel 1996, con quattro incontri nei momenti principali dell'anno liturgico. «Il problema fondamentale era individuare un linguaggio adatto». Ed ecco, dopo un percorso di formazione ed approfondimento che ha visto impegnate 9 coppie, la scelta del linguaggio dei segni. Su di essi sono stati impostati gli incontri ed elaborate alcune schede che, seguendo lo sviluppo del bambino, aiutano i genitori a comunicare nella, quotidianità la gioia di credere in Dio.
Le prime tre - il segno della croce, come parlare di Dio al bambino nel primo anno di vita e l'immagine della Madonna col Bambino - vengono consegnate ai genitori durante la catechesi battesimale. Poi è l'équipe pastorale che provvede ad inviare per posta ai genitori le altre: al compimento del primo anno i gesti della preghiera, ai 18 mesi la prima visita in chiesa, a 22 mesi la benedizione della tavola domestica, a due anni le prime forme di preghiera, a due anni e 4 mesi i primi libri che parlano di Dio e di Gesù. A disposizione dei genitori anche tre sussidi sul Natale e la Pasqua. In corso di preparazione le premesse dell'educazione morale, la presentazione di Gesù Buon Pastore ed una scheda per aiutare il bambino, ormai a tre anni, a rivivere il suo Battesimo.
«Certo guardiamo oltre», aggiunge Narcisi. «Avvertiamo l'esigenza di dar vita ad una catechesi organica che accompagni costantemente il bambino, mettendolo al centro ed aiutandolo a cercare Dio con le sue infinite potenzialità da sé».
Per questo alcuni adulti e giovani sono già al lavoro, impegnati in un corso di formazione della durata di due anni. «Ispirandoci alla catechesi del Buon pastore, elaborata da Sofia Cavalletti, sulla base di intuizioni montessoriane, vorremo nei prossimi anni dar vita agli "Atri", spazi in cui i bambini, dai 3 ai 10 anni, possano avere a disposizione materiali e sollecitazioni per far crescere il loro rapporto con Dio». A Roma sono 10 al momento. Il metodo è presente in circa 23 Paesi.
«Un convinto ritorno alla maternità della Chiesa» per il parroco, Monsignor Battista Angelo Pansa, per affrontare una sfida: «Rendere le comunità cristiane grembo materno che dà vita».
Laura Galimberti
( da Avvenire - Roma sette 23 novembre 2003)

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Se un padre ritrova la fede camminando con la sua bimba

Nell’ attuale contesto di secolarizzazione rampante e di agnosticismo diffuso in cui vivono le famiglie si è reso necessario ed urgente riprogettare la prassi ordinaria dell’ iniziazione cristiana concentrando le nostre attività pastorali su ciò che si riteneva essenziale cioè sulla centralità dell’Eucaristia nel giorno del Signore e sull’impegno di primo annuncio per coloro che intercettano la vita ecclesiale sporadicamente o in speciali occasioni.
Non si tratta di elaborare una nuova strategia pastorale, né tanto meno di considerare l’azione pastorale come una nuova tecnica di marketing, per quanto sacro possa essere, quanto piuttosto di sviluppare all’interno della comunità parrocchiale una formazione permanente degli adulti, catechisti e genitori, atta a sviluppare un’autentica spiritualità radicata nell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II.
Essa scaturisce dall’esperienza viva del mistero della Chiesa, madre e maestra, capace di generare i suoi figli nella grazia del Battesimo, di fortificarli con il sigillo dello Spirito Santo nella Cresima, di nutrirli con il cibo spirituale dell’Eucaristia e di riconciliarli con il Padre nella Penitenza ; tale volto materno della Chiesa deve trasparire da tutta la vita ordinaria della comunità parrocchiale.
L’icona della Madre- Chiesa che genera e nutre con amore i suoi figli con il latte materno della verità e della grazia accompagna la contemplazione e l’azione pastorale di ogni persona, presbitero, religioso o laico, che si dedica al primo annuncio a coloro che si avvicinano o si riavvicinano alla comunità ecclesiale in speciali occasioni quali la richiesta del battesimo o della prima comunione dei figli. E’ importante accogliere ed accompagnare tali genitori con un itinerario formativo che li aiuti a incontrasi o reincontrarsi con il volto materno della Chiesa.
A tale proposito nella nostra parrocchia è in atto da molti anni l’esperienza della catechesi simultanea dei genitori che accompagnano i figli all’incontro settimanale di catechesi. Tali incontri sono animati da alcuni catechisti laici adulti , che incontrano i genitori in piccoli gruppi, propongono loro esperienze spirituali (ritiri trimestrali o altro), li accompagnano personalmente nei momenti critici della vita famigliare o sociale. Tale esperienza pluriennale ha dato talvolta frutti di autentiche conversioni personali ed ha anche fatto maturare in vari coniugi la vocazione e la disponibilità a mettersi a servizio dell’animazione di altri genitori.
Ci sono genitori che hanno riscoperto la fede e la vita cristiana perché sollecitati in questo dai loro figli che si preparavano alla celebrazione della prima comunione.
Qualche genitore, soprattutto papà, mi racconta dei primi tempi di catechesi, quando la domenica mattina il figlio lo costringeva ad accompagnarlo alla messa delle ore dieci. Un padre mi diceva che egli si limitava ad accompagnare il figlio, lo affidava alla catechista e poi aspettava che terminasse la messa passando il tempo al bar o sulla piazza. Tuttavia non si spiegava come mai per suo figlio, normalmente pigro e svogliato quando il mattino si trattava di andare a scuola, quel appuntamento domenicale era diventato invece così importante, gioioso e bello ….finchè una domenica anche lui, il papà, ha provato a unirsi alla comunità delle famiglie nella celebrazione della messa per i bambini. Ha riscoperto gradualmente la fede e ora mi dice che la domenica senza l’Eucarestia sarebbe per lui un giorno vuoto, senza colore come gli altri della settimana. La messa domenicale è diventata per la sua famiglia il cuore della settimana. Episodi come fanno sperimentare, quasi con mano a noi pastori, come nel vissuto del popolo di Dio la grazia dello Spirito Santo continui ad operare incessantemente.
E’la scoperta del mistero affascinante nascosto nel giorno del Signore, giorno che dà un senso al susseguirsi dei giorni e allo scorrere dei tempi della vita umana, o come si esprime la liturgia nelle lodi mattutine, è “giorno primo ed ultimo,giorno radioso e splendido,del trionfo di Cristo”
In questo contesto vivo di una Chiesa che, nella grazia del Risorto è più viva che mai, abbiamo accolto con gioia l’opportuno invito del papa Benedetto XVI ai bambini e alle bambine della Diocesi di Roma e delle diocesi del Lazio che hanno in questi mesi fatto la Prima Comunione per un incontro nella basilica di S. Pietro il 13 ottobre prossimo. Esso trova la sua naturale collocazione nell’anno internazionale dell’Eucarestia. Sarà una nuova occasione per sperimentare la dolcezza materna della Chiesa, che a noi, come a bambini appena nati, bramosi del latte puro spirituale (cfr 1Pt 2,2), offre in dono il cibo che rimane per la vita eterna ( Gv 6,27), il pane vivo disceso dal cielo ( Gv 6,41) la carne e il sangue del Figlio dell’uomo ( Gv 6,539, salito là dov’era prima.(Gv.6,62).
Si rinnoverà lo stupore sempre nuovo dell’incontro silenzioso e adorante il mistero del Dio nascosto ( latens Deitas) sotto i veli del pane e del vino ( sub his figuris vere latitas), che solo i piccoli ,gli umili, i bambini e quelli che sanno diventare come loro sanno vedere e contemplare . “ Panis angelicus…..O res mirabilis: manducat Dominum servus pauper et humilis “

BATTISTA ANGELO PANSA - Parroco della Trasfigurazione di N.S.G.C. in Roma
(Dall’Osservatore Romano di domenica 19 giugno 2005)
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Il cammino eucaristico di una comunità parrocchiale
Il Potenziale religioso dei fanciulli di fronte all’immagine di Gesù Buon Pastore

Bone Pastor, panis vere..sono le parole semplici e cariche di stupore che la Chiesa pone sulle nostre labbra mentre adoriamo Cristo Eucarestia, memoria, dono, presenza e mistero nella liturgia del Corpus Domini. La sequenza della messa del Corpo e del Sangue di Cristo rimane una sintesi meravigliosa di elementi teologici, biblici, mistagogici, contemplativi con i quali la tradizione liturgica della Chiesa nutre e sostiene la vita sacramentale dei fedeli.
E’ stato grande in me lo stupore quando ho scoperto come tali espressioni cariche di teologia e di spiritualità fossero pienamente consone a suscitare nei bambini di nove o dieci anni intense emozioni spirituali, profonde intuizioni, atteggiamenti interiori di gioiosa ed adorante preghiera di cui solo i piccoli e i santi sono capaci. In fondo Gesù stesso un giorno ha lodato il Padre perché ha tenuto nascosto questo tesoro ai sapienti e agli intelligenti e le ha rivelate ai piccoli e ai semplici.
Nella nostra Parrocchia della Trasfigurazione in Roma la celebrazione delle messe di prima comunione si svolge durante tutte le domeniche del tempo pasquale , per piccoli gruppi di bambini, nella normale messa domenicale delle famiglie.
Quest’anno, una delle domeniche nelle quali abbiamo celebrato la messa di prima comunione, coincideva con la Solennità del Corpus Domini. Dal momento che la nostra catechesi è profondamente legata al tesoro che la sapienza della chiesa da sempre ha posto nelle nostre mani che è l’anno liturgico ho constatato con inaspettata meraviglia come i catechisti e i genitori avessero preparato per quella domenica il libretto per l’assemblea comunitaria in funzione della sequenza della messa. Il mio stupore è divenuto ancora più grande quando ho visto, realizzata dai bambini stessi attraverso dei disegni simbolici, la copertina del libretto che era una vera icona del Mistero Eucaristico: la promessa fatta ai padri ( l’agnello, la manna, Isacco dato a morte), il Pane Vero, il Pane dei pellegrini….. il tutto aveva al centro la figura di Cristo Buon Pastore.
Se da una parte sono convinto che i bambini non cessano mai di stupire positivamente, perché hanno un rapporto diretto e misterioso con Dio ed è sufficiente porli nelle condizioni perché tale potenziale spirituale possa esprimersi, dall’altra parte sono altresì convinto che ciò è reso possibile da una catechesi biblica, liturgica, esistenziale avviata ormai da anni nella nostra parrocchia, che coinvolge le famiglie dei bambini che chiedono i sacramenti dell’iniziazione cristiana.
La scelta di ripartire dall’iniziazione cristiana è nata dalla consapevolezza che la stessa immagine di Chiesa dipende dal processo di iniziazione alla fede, dalle modalità di accoglienza dei nuovi membri e dalle figure di accompagnamento. La nozione di iniziazione cristiana deve perciò trovare il suo riequilibrio tra il riferimento ai riti e a ciò che li precede, accompagna e sviluppa (catechesi, catecumenato…), in costante collegamento con la comunità ecclesiale, in modo particolare con la parrocchia, luogo primario del radicamento della Chiesa sul territorio e nel vissuto concreto delle persone. Partendo dalla convinzione che,è necessario "rendere le nostre comunità ancora capaci di essere un grembo materno che dà vita” secondo la bella immagine usata da Mons. Adriano Caprioli nella sua relazione all’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana del maggio 2003, la nostra parrocchia ha ripensato da una decina di anni la catechesi dei bambini a partire dalla loro naturale predisposizione (fin da piccolissimi) a cogliere con gioia la presenza di Dio nel mondo e a stabilire un rapporto diretto e personale con Lui. E' quella predisposizione che ha portato Gesù a indicare proprio nei bambini un modello anche per gli adulti: "Se non ritornerete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli". Per questo la catechesi non inizia a 6 ma a 3 anni, e prosegue fino a 10-11 anni. Molti ancora oggi si meravigliano di questa scelta perché ritengono l'intelligenza del piccolo troppo limitata per i concetti e i valori della nostra fede. Costoro fanno riferimento esclusivamente alla componente razionale della persona, dimenticando quella affettiva, dei sentimenti, delle emozioni. Non è forse qui il nucleo di ciò che la teologia ha denominato la potentia oboedientialis e cioè il presupposto che l’uomo nella sua esperienza esistenziale sia aperto a Dio? Questa esperienza originaria non gli fa vedere Dio, ma gli dona una promessa genuina di grazia assoluta e di amore, che non è visione dell’essenza di Dio, ma come risplendere della sua presenza …è come un lampo, una promessa assoluta che poi si vela presto…rimane molto vaga e la tensione-amore verso l’Assoluto rimane difettoso. (Hans U. Von Balthasar)
Per questo si rende necessario moralmente un appello all’Assoluto per grazia, è il Dono della Parola Rivelata nel Vangelo
Per questo il potenziale religioso del bambino così come l’apertura naturale dell’uomo a Dio perché divengano in atto incontro reale nella fede necessitano della predicazione del Vangelo, che si traduce in catechesi, e dunque necessitano di contenuti e di metodi.
La nostra parrocchia ha scelto metodologicamente di concentrare l’iniziazione cristiana sull’immagine che Gesù stesso ha dato di sè nel vangelo di Giovanni che ogni bambino e ogni genitore arriva a far propria immediatamente: il Buon Pastore (Io sono il Buon Pastore: Gv 10).
E' un'immagine semplice e al tempo stessa intensa che racchiude in sé il contenuto centrale della fede cristiana: il Pastore ama le sue pecore ed è pronto a dare la sua vita per loro. Altrettanto importante è la relazione che il bambino può stabilire con Gesù-Buon Pastore. Ci sono aspetti di questa figura che lo attraggono molto: il Pastore Buono chiama le pecore per nome perché le conosce una ad una, con esse stabilisce una relazione forte fino a dare la vita per loro. Ma il Padre fa ritornare in vita il Pastore grande delle pecore ed Egli, ormai Risorto, può donare loro una Vita che non avrà mai fine, mediante lo Spirito Santo. E’ incredibile come i bambini assimilino in modo quasi spontaneo e gioioso concetti così grandi e misteriosi!
Gli elementi fondamentali di questa catechesi sono la Bibbia e la Liturgia . Sono tanti i brani biblici che i piccoli sono capaci di penetrare in profondità e con gioia (basti pensare alle parabole del Regno di Dio; alle parabole della Misericordia e alla similitudine della Vite e i tralci) e di far propri come via per arrivare al dialogo personale col Maestro interiore, che è lo Spirito Santo. Infatti molti bambini nei disegni per preparare il libretto della prima comunione hanno scelto di rappresentare la stanza segreta della preghiera, raffigurata spesso da una casa a forma di cuore. Essa è il luogo interiore del colloquio con il Maestro, della comunione con Gesù Risorto nel mistero della partecipazione alla tavola eucaristica : Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e Io in lui. ( Gv 6,56). Perché i bambini possano gustare interiormente la presenza del dono misterioso di Dio è necessario abituarli al silenzio. Prima e dopo l’ascolto della Parola l’esercizio del silenzio; nei primi tempi, abituati come sono ai rumori e ai frastuoni continui della vita quotidiana ( anche scolastica ) per loro è un esercizio difficile, ma presto lo cercano e lo gustano fino a giungere con nostro stupore a forme di silenzio adorante il Mistero. Questa esperienza li apre al vero senso della Liturgia, che non è nè uno spettacolo né una sacra rappresentazione , ma l’incontro con il Signore Gesù vivente e presente nei santi segni della celebrazione domenicale, soprattutto nei segni del pane e del vino, trasformati dalla potenza dello Spirito Santo nel Corpo e nel Sangue di Gesù .
Tra i tanti aspetti della Preghiera Eucaristica ( o Canone ) che affascinano i bambini vorrei sottolinearne alcuni, che non sono per nulla ovvi. Infatti l’aspetto dell’eucarestia come memoriale della morte del Signore è abbastanza evidente a partire dalla forma narrativa della parole consacratorie dell’ultima cena ,pronunciate come Gesù e in persona Christi dal presbitero celebrante. Mi ha invece sempre colpito l’attenzione rivolta dai bambini a ciò che non è evidente e cioè all’invocazione dello Spirito Santo sul pane e sul vino (prima epìclesi) perché siano trasformati nel Corpo e nel Sangue di Cristo e a quella sull’assemblea cristiana ( seconda epìclesi), perché divenga in Cristo un sol corpo e un solo spirito. Un’ultima e per me incredibile scoperta è il fascino misterioso che esercita sui piccoli l’Eucarestia come anticipazione e promessa del pieno compimento del Regno di Dio, quando il Signore verrà alla fine dei tempi ( parousìa) e non risarà più né malattia, né dolore né morte, perché (l’espressione è usata molto spesso dai bambini nelle loro preghiere spontanee) Dio sarà tutto in tutti.
Quest’ ultimo aspetto dell’eucarestia come “pane dei viandanti “( viatico) in attesa della venuta finale del Signore, insieme a quello di memoriale e di comunione fa loro cogliere la multiforme ricchezza di grazia racchiusa nel Santissimo Sacramento.
In questo cammino dei bambini sono coinvolti i genitori e l’intera comunità parrocchiale.

BATTISTA ANGELO PANSA - Parroco della Trasfigurazione di N.S.G.C. in Roma
(Dall’Osservatore Romano di domenica 26 giugno 2005)
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Pellegrinaggio della parrocchia romana della Trasfigurazione nella diocesi ortodossa russa di Kostroma e Garlitch, guidata dal parroco Mons. Battista Angelo Pansa
L’Oriente e l’Occidente: tessere che compongono insieme il volto splendente del “Pantokrator”

II 22 gennaio 2004 la corale della Cattedrale di Kostroma e Galitch, accompagnata dall'Arcivescovo Metropolita Alexander del Patriarcato Ortodosso Russo di Mosca ha fatto visita in Roma alla comunità parrocchiale cattolica della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo.
In tale occasione la Corale ortodossa ha tenuto concerto nella chiesa della Trasfigurazione, al quale ha assistito anche il NunzioApostolico presso la Federazione Russa, Arcivescovo Antonio Mennini.
Le note musicali e i canti della corale della Cattedrale di Kostroma e Galitch hanno allietato lo spirito ed hanno aperto ancor più l'animo dei fedeli presenti alla conoscenza ed all'amore fraterno verso la grande e venerabile tradizione cristiana della Santa Chiesa Ortodossa di Russia.
Tale evento ha suscitato il desiderio di ricambiare, insieme alla corale «Cantate Domino» della parrocchia tale visita alla Chiesa Russa per rendere più profondi gli antichi e sempre vivi vincoli di fede e di amore che legano le Chiese d'Oriente e d'Occidente.
Il desiderio è divenuto realtà grazie al Metropolita Alexander, il quale in data 25 aprile, ha fatto pervenire una lettera con la quale invita, la Corale Cantate Domino nella sua Archidiocesi, presso gli antichi monasteri di santa Anastasia e della Teofania, nella splendida città di Kostroma collocata sul fiume Volga.
Così d'intesa con il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e con la Nunziatura Apostolica in Mosca, dopo gli opportuni acccordi con Mons. Tadeusz Kondrusiewicz, Arcivescovo della Madre di Dio a Mosca e Metropolita della Russia Settentrionale dei Latini, si è andato delineando un pellegrinaggio per la comunità parrocchiale, con un denso programma dal 6 al 14 luglio.
Oltre ai membri della Corale (33 persone) hanno partecipato al pellegrinaggio un nutrito numero di parrocchiani (92 persone in tutto),guidati dal parroco Mons. Battista Angelo Pansa.
A Mosca la sera di giovedì 7 luglio si è tenuto un concerto nella Cattedrale Cattolica della Madre di Dio. Alla presenza del Nunzio apostolico, Mons. Antonio Mennini, dell'Ambasciatore d'Italia presso la federazione Russa dott. Gianfranco Facco Bonetti e di un pubblico che, per numero di persone e intensità di partecipazione, è andato oltre ogni ottimistica aspettativa.
Oltre ai numerosi fedeli cattolici, erano presenti molti cristiani ortodossi ed anche alcuni ebrei. Una donna ebrea ha consegnato alla fine del concerto un foglio con alcuni versi in lingua russa in cui esprimeva la sua gioia di poter condividere con i cristiani, attraverso la musica, la lode a Dio creatore in una atmosfera di «armonia, di pace, di riposo dell'anima».
Del resto l'intero viaggio-pellegrinaggio in terra russa si è svolto all'insegna di una grande serenità e di un sincero spirito di dialogo ecumenico.
L'apice del pellegrinaggio stato l'incontro con la comunità ortodossa dell'Archidiocesi di Kostroma.
Sabato sera nell'Aula magna del Seminario presso il Monastero della Teofania i parrocchiani romani hanno celebrato la Santa Messa prefestiva della domenica XV per annum, alla quale hanno assistito alcuni sacerdoti, diaconi e studenti di teologia ortodossi.
Domenica 10 luglio sono state commoventi l'accoglienza e l'ospitalità eucaristica manifestata dalla comunità ortodossa di Kostroma.
Durante la solenne liturgia nella Cattedrale della Teofania, alla quale tutti i pellegrini della Parrocchia della Trasfigurazione hanno assistito, l'Arcivescovo Metropolita Alexander con sincera fraternità ecclesiale ha invitato il parroco Mons. Battista Angelo Pansa a prendere posto nello spazio sacro, immediatamente adiacente all'iconostasi e successivamente l'ha invitato oltre la porta del diacono per offrirgli il pane e il vino benedetti.
Particolarmente commovente è stato il momento conclusivo della divina liturgia, quando il medesimo Arcivescovo, immediatamente dopo gli Archimandriti presenti, ha invitato il Parroco sotto la porta santa dell'iconostasi per il bacio della croce.
Domenica sera la Comunità ortodossa ha organizzato il concerto per la Corale della Trasfigurazione presso la più importante della città, la Dvorianskoje Sobranije (Il Club dei Nobili Russi).
Alla presenza dell'Arcivescovo Metropolita, dei suoi principali collaboratori e di un numeroso pubblico, la Corale della Trasfigurazione ha tenuto un concerto seguito con grande intensità ed emozione.
Prima del concerto l'Arcivescovo Ortodosso ha rivolto parole di profonda intensità umana e cristiana a tutti i pellegrini cattolici presenti esortandoli a camminare insieme nella professione della vera fede nella Trinità Santa qui sulla terra per poter condividere insieme la gloria del cielo.
Momenti di grande commozione sono stati quelli nei quali l'Arcivescovo, prima di consegnare al Parroco l'icona della Madonna della Tenerezza (venerata a Vladimir nel territorio di quella metropolia) ha ricordato come la Chiesa latina d'Occidente e le Chiese d'Oriente da sempre tengono in grande venerazione la Theotokos (la Madre di Dio): «Nel culto a Maria, la Madre di Dio, rappresentata in Oriente nelle tre icone della Madonna della Tenerezza, la Madonna Odigitria (che indica il cammino) e la Madonna Orante le nostre chiese già sono in comunione».
L'Arcivescovo ha voluto salutare personalmente tutti i membri della Corale e tutti i pellegrini consegnando loro una piccola icona.
Il Parroco, Mons. Pansa, ha ringraziato l'Arcivescovo Alexander e gli ha fatto dono di una riproduzione artistica su legno dell'Annunciazione del Tintoretto. Ha ricordato come il Papa Benedetto XVI, all'inizio del suo ministero petrino, come Vescovo di Roma abbia posto come punto centrale del programma del suo Pontificato il dialogo ecumenico: «...all'inizio del suo ministero nella Chiesa di Roma che Pietro ha irrorato col suo sangue, l'attuale suo Successore si assume come impegno primario quello di lavorare senza risparmio di energie alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti seguaci di Cristo. L'attuale Successore di Pietro si lascia interpellare in prima persona da questa domanda ed è disposto a fare quanto in suo potere per promuovere la fondamentale causa dell'ecumenismo. Sulla scia dei suoi Predecessori, egli è pienamente determinato a coltivare ogni iniziativa che possa apparire opportuna per promuovere i contatti e l'intesa con i rappresentanti delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali. Ad essi, anzi, invia anche in questa occasione il più cordiale saluto in Cristo, unico Signore di tutti.
Ricordando come san Cirillo, l'evangelizzatore dei popoli slavi e il creatore della scrittura russa attraverso la traduzione del Vangelo, sia morto nella città di Roma all'età di 42 anni, Mons. Pansa ha così concluso: «Giunto al termine della sua vita, Cirillo ha pregato fra le lacrime per l'unità della Chiesa con queste parole: "Signore, Dio mio; ascolta la mia preghiera e conserva nella fede il tuo gregge, a capo del quale mettesti me, tuo servo indegno ed inetto. Liberali dalla malizia empia e pagana di quelli che ti bestemmiano; fa' crescere di numero la tua Chiesa e raccogli tutti nell'unità. Rendi santo, concorde nella vera fede e nella retta confessione il tuo popolo, e ispira, nei cuori la parola della tua dottrina. E' tuo dono infatti l'averci scelti a predicare il Vangelo del tuo Cristo, a incitare i fratelli alle buone opere ed a compiere quanto ti è gradito. Quelli che mi hai dato, te li restituisco come tuoi; guidali ora con la tua forte destra, proteggili all'ombra delle tue ali, perché tutti lodino e glorifichino il tuo nome di Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen". «Il Papa comandò che tutti i Greci che erano a Roma ed i Romani si riunissero portando ceri e cantando e che gli dedicassero onori funebri non diversi da quelli che avrebbero tributato al Papa stesso; e così fu fatto.
«Spero che tale esperienza - ha auspicato Mons. Pansa - possa essere un piccolo, ma significativo contributo, a quel dialogo ecumenico che il Papa Benedetto XVI ha posto come linea programmatica, qualificante il suo ministero petrino verso la Chiesa universale, affinché come Egli stesso si è espresso nell'udienza del 30 giugno scorso alla delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli: l'Oriente e l'Occidente, siano tessere che compongono insieme il volto splendente del Pantokràtor, la cui mano benedice tutta l'Oikoumene.
(Dall’Osservatore Romano del 21 luglio 2005)
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