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Rassegna stampa

Roma mobilitata nel segno dell’Eucarestia
di Federica Cifelli

si ritroveranno intorno al mistero di Cristo pane di vita i fedeli della parrocchia della Trasfigurazione, per vivere la settimana del Congresso Eucaristico in un clima di preghiera e di adorazione costante. A partire dalle 18 di questa sera, infatti, si aprirà con la celebrazione della S. Messa vespertina un’adorazione eucaristica permanente, che accompagnerà tutta la durata del Congresso, fino ai primi vespri di sabato 24 giugno. “L’iniziativa - spiega il parroco, don Battista Pansa - rientra nel piano pastorale della parrocchia per l’anno giubilare”. Fino a Pasqua, infatti, tutte le realtà della parrocchia, dai bambini fino agli adulti, hanno riflettuto e approfondito il tema di Cristo come Porta. “Ora - continua don Battista - facciamo un passo in avanti verso Cristo come pane di vita”. E in questo cammino tutta la comunità è coinvolta come protagonista: dai gruppi dei ministri straordinari della Comunione, dell’Apostolato della preghiera e dei Carismatici, che hanno organizzato e preparato i turni di adorazione, a tutti coloro che hanno dato la loro disponibilità e garantito la presenza in uno dei numerosi turni di preghiera. Compresi i bambini, che su misura delle loro possibilità verranno a pregare quel Gesù buono come il pane sul quale con i loro Catechisti stanno riflettendo e pregando già da un po’, spiega don Battista. Ai giovani saranno riservati per lo più i turni serali dell’adorazione, che la corale parrocchiale animerà nella serata di venerdì con l’esecuzione di diversi brani di musica sacra dedicati al tema dell’Eucaristia. "In ogni caso, però - dice don Battista - la comunità resterà sempre aperta a chiunque voglia unirsi a noi nella preghiera. Importante è che nessuno resti a margine di un evento centrale come il Congresso eucaristico".

( da Avvenire - Roma 7 del 18 giugno 2000)

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Meeting su “Chiesa e lavoro” in XVI circoscrizione
Conclusione delle attività alla “Trasfigurazione”
Emergenza disoccupazione
di Laura Badaracchi

"Desideriamo testimoniare, in una sede delle istituzioni laiche, che il mondo del lavoro e i problemi della disoccupazione non sono estranei alla Chiesa”. Queste le motivazioni che hanno spinto don Battista Angelo Pansa, da cinque anni parroco della “Trasfigurazione” a Monteverde, a promuovere il meeting su “Chiesa e Lavoro”, svoltosi nel pomeriggio del 15 maggio nella sala consiliare della XVI Circoscrizione. Un luogo significativo, per ospitare l’iniziativa che conclude una serie di attività organizzate dalla parrocchia nell’ambito della Missione- ambienti. “Il Consiglio pastorale ha scelto, come priorità, la formazione dei laici e la. loro testimonianza nelle realtà temporali - continua il parroco - In questi mesi abbiamo sensibilizzato la parrocchia sul problema della disoccupazione, attraverso riflessioni culturali e momenti d’animazione, laboratori e ricerche sul territorio. Tra i giovani in cerca di lavoro, molti sono laureati e diplomati: è forte il loro, senso di frustrazione".. Al meeting è intervenuto anche Mons. Vincenzo Apicella, Vescovo Ausiliare per il Settore Ovest, ricordando l’impegno di Giovanni Paolo II: tre le encicliche su questo tema, che indicano al cristiano l’esigenza di impegnarsi per proporre soluzioni al dramma de la disoccupazione. “I giovani sono stanchi perché non riescono a trovare uno sbocco in cui impiegare le loro energie”, ha detto il Vescovo, sottolineando l’attenzione con cui la Chiesa di Roma si occupa di questo problema. Alla tavola rotonda sono intervenuti alcuni esponenti della politica e: del mondo del lavoro. Oltre a sottolineare la necessità della formazione professionale, si è ribadito che il ruolo della comunità ecclesiale è, innanzitutto, quello di ascoltare, di farsi voce degli ultimi e di educare ai diritti di ogni persona, con spirito di servizio e di umiltà. Il dibattito è stato preceduto dalla riflessione sulla spiritualità del lavoro del gesuita padre Pio Parisi, ex cappellano delle ACLI, che vive da 33 anni con gli studenti universitari fuori sede in appartamenti in affitto. “Condivido il loro disagio per la ricerca del lavoro. Pensare ad esempio che un laureato in geologia, finora, è riuscito a sostituire un portiere per un mese”. La giornata si è conclusa con la cena comunitaria nel giardino della parrocchia, seguita da una veglia di testimonianza e di preghiera sulla piazza della Trasfigurazione, animata dalla Comunità giovanile e da alcune associazioni: Alla Veglia è seguita la celebrazione della S. Messa, presieduta dal Vescovo, che ha conferito il sacramento della Confermazione ad alcuni ragazzi.
( da Avvenire – Roma 7 del 23 maggio 1999 )

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L’incontro organizzato dalla parrocchia della Trasfigurazione per la festa di Shavuot
In dialogo con gli ebrei
di Fabio Narcisi

Ci sono feste religiose che possono offrire a cristiani ed ebrei l’occasione per incontrarsi e meditare insieme. La conferma si è avuta martedì 25 maggio quando nella parrocchia della Trasfigurazione le due comunità si sono riunite per celebrare Shavuot, la festa delle settimane, delle primizie e soprattutto del dono della Torah . Qualche giorno prima, una rappresentanza della parrocchia era stata invitata a partecipare in Sinagoga alla solenne liturgia dedicata a questa ricorrenza. La duplice esperienza ha fatto emergere un importante terreno di incontro, di scambio di riflessioni, di conoscenza reciproca che potrà avere ulteriori sviluppi. Nell’introdurre l’incontro interreligioso, il parroco della Trasfigurazione, don Battista Pansa, affiancato dal rabbino Settimio Gattegna, ha ricordato i profondi legami che a Roma uniscono cristiani ed ebrei e le comuni radici ebraico-cristiane. Shavuot - la festa più condivisibile tra ebrei e cristiani - ha offerto l’opportunità di riscoprire queste comuni radici. Il dono della Torah si collega al dono dello Spirito. Il rabbino Gattegna ha allargato il discorso delle comuni radici alla grande testimonianza di solidarietà e di amore che il primo parroco della Trasfigurazione, don Giovanni Buttinelli, seppe offrire quando, negli anni della persecuzione nazista, mise in salvo, a rischio della propria vita, 101 ebrei nei locali della parrocchia. "Persone come lui - ha detto - fanno parte della schiera dei giusti". Al ricordo del primo parroco della Trasfigurazione, don Battista ha voluto unire quello del Vescovo Mons. Clemente Riva, scomparso nei mesi scorsi, al quale il dialogo tra cristiani ed ebrei deve molto. L’incontro è proseguito con una serie di letture bibliche della festa di Shavuot prese dal libro dell’Esodo (il passo dei Dieci Comandamenti), dal profeta Ezechiele e dal rotolo di Rut. Com’è nella tradizione rabbinica, Gattegna si è detto disponibile ad approfondire, su indicazione dei partecipanti, una delle due tavole della Legge. È stato così possibile ascoltare alcune sue interessanti riflessioni sui comandamenti riferiti al rapporto dell’uomo con Dio.
(da Avvenire - Roma 7 del 30 maggio 1999)

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Ricordando Mons. Di Liegro
“Solo un prete”
di Fiammetta Benucci

Non si può amare a distanza, restando fuori dalla mischia, senza sporcarsi le mani, ma soprattutto non si può amare senza condividere. Queste le parole di don Luigi Di Liegro, direttore della Caritas diocesana dalla fondazione, nel 1979, fino al 12 ottobre del 1997, giorno della sua morte. Questo lo specchio della sua vita così come è emerso martedì scorso, al teatro Argentina, durante la commemorazione a lui dedicata. Il volontariato per don Luigi è agire tempestivamente là dove c’è bisogno, ha spiegato Giovanni Sgritta il sociologo che è stato suo consigliere: un volontariato di “pronto soccorso”, realizzato con le mense i dormitori, il centro per i malati di AIDS di Villa Glori, l'assistenza sanitaria a barboni ed immigrati. Ma è anche dovere di capire i motivi che provocano le situazioni di disagio e povertà, e operare sulla coscienza di chi non conosce l’altra città, attraverso un centro di studi e documentazione. Di Liegro, per don Battista Pansa, non è stato un sociologo, un intellettuale, un politico, ma “solo” un prete, sempre coerente con il Vangelo, predicato e vissuto; che ha visto sul volto di ogni uomo, soprattutto se stesso trasparente dalle lacrime e dal dolore, il volto di Cristo. Ecco la grande testimonianza di don Luigi l’essenza del cristianesimo è data dalla simultanea vocazione alla carità e alla giustizia, per questo il volontariato non è dare in elemosina quello che spetta all’uomo di diritto, per questo, se inscindibile dalla giustizia, la carità fondamento etico della politica, per questo nessun cristiano può estraniarsi da una responsabilità che è di tutti. Il terzo relatore, Aldo Morone, ha opposto al buonismo dei mass-media e del marketing, così solerti nel promuovere iniziative di solidarietà, l’esempio di Luigi Di Liegro, che non ha occultato ma ha fatto emergere i conflitti, dimostrando che si può e si deve fare qualcosa, parlando una lingua comprensibile a tutti. Ora qui non si chiude nulla, da qui si parte, si ricomincia, ha detto Giovanni Conso, creatore della fondazione internazionale don Luigi Di Liegro, al termine della tavola rotonda.
(Da Avvenire - Roma 7 - di domenica 21 maggio 2000)

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(Da “Madre Maria Consiglia Addatis” Marzo 2000)
Parrocchia della “Trasfigurazione” inaugurato il portale in bronzo per il Giubileo
di Franco Trenta

Da quest’anno la Parrocchia della Trasfigurazione di N.S.G.C. a Monteverde Nuovo in Roma, ha un nuovo e artistico portale in bronzo, voluto dal parroco don Battista Angelo Pansa che l’ha commissionato all’artista fr. Pierangelo Pagani da Cividino (BG). E’ stato realizzato dalla fonderia “Baldis” di Seriate (BG): Una fonderia artistica dove le antiche tecniche e tradizioni della fusione a cera persa trovano nell’esperienza amorevole dell’anziano papà Baldis, nei figli e pochi operai, la realizzazione più fedele. E’ il primo portale a quanto ci risulta, datato “JUBILEUM A.D.MM”. E non a caso. E’ stato infatti aperto al popolo di Dio il primo giorno dell’anno duemila. Perché tanta importanza ad una porta? Perché la porta è anche un simbolo. “Apri la porta a Cristo tuo Salvatore” c’è scritto sulla croce che il Santo Padre ha consegnato alle parrocchie romane in preparazione a questo Giubileo. Il nuovo portale, alto ben cinque metri, evidenzia una croce che lo divide in quattro ante ed è sovrastato da una grande ostia nel momento in cui viene spezzata, riproponendo così la presenza del Cristo nella realtà umana: “CRISTUS HERI HODIE SEMPER” ci assicura la scritta che risalta nell’occhio dell’osservatore. Ma non è tutta qui la partecipazione al grande Giubileo. Ricordiamo solo l’avvenimento più importante: l’esposizione permanente del Santissimo, vale a dire continuamente notte e giorno, durante tutta la settimana del convegno eucaristico mondiale che va dal 18 al 25 giugno prossimo.

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In 500 dalla Trasfigurazione
Essere luce nella società
di Roberto Logli

Non sono stati sufficienti quattro pullman, domenica scorsa, per portare i fedeli della parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo a varcare la Porta Santa della basilica di San Pietro. Erano infatti circa cinquecento i parrocchiani che si erano dati appuntamento sul sagrato della basilica, e, divisi in quattro gruppi, ciascuno guidato da un sacerdote, hanno venerato la tomba dell'apostolo Pietro. In basilica si sono raccolti singolarmente in preghiera per un dialogo personale con il Signore, ma è stata anche occasione per tutti di soffermarsi a comprendere le testimonianze ed i simboli della fede attraverso le spiegazioni dei vice-parroci: la statua bronzea raffigurante San Pietro in trono realizzata da Arnolfo di Cambio; le marmoree statue giganti dei santi che sono collocate nelle nicchie alla base dei pilastri che sorreggono la cupola; la cattedra del Bernini, il crocefisso ligneo proveniente dalla chiesa di San Marcello al Corso, posto a fianco dell'altare centrale proprio poche settimane fa, come vuole la tradizione giubilare. Si è proseguito con la descrizione delle tele e degli affreschi che decorano la parte del transetto: occasione per capire quanto ha contato nella storia del cristianesimo l'esempio dei santi e dei martiri, persone come le altre che, attraverso la loro testimonianza di fede, sono salite alla gloria degli altari. Oggi celebriamo la festa titolare della parrocchia- spiega il parroco don Battista Angelo Pansa - e il pellegrinaggio giubilare è il culmine del cammino che i fedeli hanno fatto insieme ai catechisti, attraverso quanto indicato nella Tertio Millennio adveniente. Ecco perché la presenza cosi significativa di giovani, adulti e anziani che si sono uniti per riconciliarsi con il Padre in basilica e professare la fede a voce alta sul sagrato. Don Battista ricorda che, sulla linea di quanto svolto per la preparazione all'Anno Santo, la comunità continuerà la Missione Cittadina nelle famiglie e negli ambienti. Usciti della basilica, i fedeli della parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo hanno animato la preghiera serale sul sagrato di Pizza San Pietro con canti, cori e tante fiammelle accese per simboleggiare che ora ciascuno di essi dovrà diventare una luce nella società. Dopo che ho superato la soglia della Porta Santa - dice Lorenzo, di tredici anni - mi sono sentito più contento e ho tirato un sospiro di sollievo, perché ho avuto la sensazione che il Signore mi attendeva per amarmi ed io invece 1o facevo attendere.
(da AVVENIRE Domenica 26 marzo 2000)

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L'incontro dì preghiera serale tenutasi domenica nell'atrio della Basilica Vaticana
Siamo qui per accompagnare il successore di Pietro

La giornata in cui ricorre la solennità di san Giuseppe si è conclusa con l'incontro di preghiera serale nell'atrio della Basilica di San Pietro, davanti alla Porta Santa. Nella seconda domenica di Quaresima liturgicamente dedicata alla Trasfigurazione di nostro Signore, è stato celebrato il Giubileo degli artigiani e si è pregato molto per il viaggio del Santo Padre in Terra Santa. Pertanto anche il tradizionale momento di preghiera comunitaria, che viene fatta ormai tutti i giorni dell'Anno Santo, è stata occasione domenica 19 marzo per invocare il nome del Signore e la protezione della Vergine Maria. Ad animare l'incontro, la parrocchia romana della Trasfigurazione a Monteverde, venuta nella Basilica di San Pietro per compiere il pellegrinaggio giubilare, con la corale e circa quattrocento fedeli guidati dal parroco, don Battista Angelo Pansa, che ha presieduto la preghiera. "Siamo qui questa sera accanto alla tomba dell'Apostolo Pietro - ha detto il parroco, rivolgendosi ai numerosi pellegrini intervenuti per essere confermati nella fede in Cristo Gesù, unico salvatore del mondo. Sul Tabor con Giovanni e Giacomo c’è Pietro, che nella sua prima lettera scrive: noi fummo sulla santa montagna, noi sulla santa montagna del Tabor abbiamo udito dalla nube la parola del Padre: "Questi è il Figlio mio prediletto, ascoltatelo". Questa è la testimonianza di Pietro; lui fu sul Tabor, lui racchiuse la fede della Chiesa e la portò nel suo cuore come primo custode di quella fede in Gesù Cristo. Egli è il testimone primo della fede tra i fratelli". "Siamo dunque qui questa sera ha aggiunto per ripetere accanto al sepolcro di Pietro, al teste fedele della rivelazione della gloria di Dio sul Tabor, la nostra fede in Gesù. Siamo qui per dirgli: Cristo, tu sei il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo. E siamo qui anche per accompagnare da domani il successore di Pietro, nostro Vescovo. il Papa Giovanni Paolo II, nel suo ritorno al luogo della fede. Lo vogliamo accompagnare perché egli, là da dove è venuta a noi la prima testimonianza apostolica, confermi noi, suoi fratelli, nella fede". L'invito è stato raccolto dai numerosi parrocchiani della chiesa romana che per questo Giubileo ha da tempo adottato delle iniziative. La nostra parrocchia è stata la prima a Roma - spiega Donatella Cataldo, impegnata nella catechesi per adulti a proporre e organizzare, in base alle indicazioni date dal Santo Padre per questo Giubileo nella lettera apostolica Tertio Millennio adveniente, le giornate per l'abolizione del debito internazionale dei Paesi più poveri e per raccogliere le firme contro la pena di morte. La nostra opera consiste anche nel sensibilizzare e coinvolgere il più possibile le persone che riusciamo a raggiungere. Il nostro impegno nei confronti di questo anno giubilare si è focalizzato su questi due punti, per evitare di disperderci in troppe iniziative rischiando cosi di non compierle bene fino in fondo”. Tra i numerosi pellegrini presenti all'incontro di preghiera serale, un gruppo di cinquanta persone venute dalla Chiesa di S. Salvatore di Milano, che guidato dal parroco sta compiendo in questi giorni un itinerario di fede attraverso le Patriarcali Basiliche romane. Questa mattina abbiamo partecipato con grande gioia alla solenne Messa presieduta dal Santo Padre spiega la signora Adriana Brucculeri, venuta assieme al marito a fare questa esperienza di fede. Pregare in questo luogo insieme con tanta altra gente riesce a trasmettere una forza inspiegabile, ma necessaria per proseguire il proprio cammino spirituale verso Dio. Nel nostro piccolo e nella vita quotidiana di tutti i giorni, cerchiamo di aiutare i più bisognosi e di stare vicino agli ammalati, ai sofferenti, perché questo Giubileo possa essere vissuto con gioia anche da loro. Ad aver partecipato nella mattina alla santa Messa dedicata al Giubileo degli artigiani, anche un gruppo arrivato da Zaorle, in provincia di Venezia. Desideriamo partecipare a tutte le manifestazioni possibili inserite nel calendario del Giubileo spiega il signor Luigi Bortoluz, della parrocchia di S. Stefano approfittando di questa nostra settimana di pellegrinaggio a Roma. Oggi, in modo particolare, siamo venuti qui per pregare Dio di proteggere e sostenere il Santo Padre nel suo lungo e difficile cammino in Terra Santa. Anche se non potremo seguirlo da vicino come vorremmo, saremo ugualmente presenti nello spirito e nella preghiera.
E.A.
(Da "L 'Osservatore Romano" Lunedì - martedì 20-21 marzo 2000)

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Trasfigurazione” : Messa con il Vescovo Apicella e raccolta firme
TRE GIORNI CONTRO LA PENA DI MORTE

Mi chiamano per portare i bambini Ma ora sempre più gente crede che sia giusto spezzare la vita. E’ una cicogna che ragiona di vita e di umanità con la gente, dall’alto del tetto della Chiesa della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo. Una grande cicogna finta, personaggio di una rappresentazione inscenata nella parrocchia Domenica scorsa, giornata conclusiva dei tre giorni di mobilitazione contro la pena di morte da parte della comunità di Monteverde. Nei banchetti allestiti nella piazza della Trasfigurazione sono state raccolte un migliaio di firme, che si uniscono alla sottoscrizione della comunità di Sant’Egidio per la moratoria delle esecuzioni capitali nel mondo del 2000. I cristiani stanno maturando lentamente una riflessione sulla pena di morte” ha detto Monsignor Apicella, Vescovo ausiliario per il Settore Ovest intervenendo alla Messa di fine mattinata. “E’ una riflessione importante - ha continuato - nel momento in cui serpeggia invece anche fra i cristiani una sorta di voglia di esecuzioni capitali. Bisogna ribadire al contrario la centralità della persona, come elemento discriminante. La vita è Sacra in tutto il suo percorso, perché reca in se il sigillo del creatore, che nessuna malformazione o gesto cancella. Anche l’assassino più incallito porta il segno della vita”. Abbiamo avviato questa iniziativa in Quaresima come atto penitenziale - spiega don Battista Pansa, parroco. Si colloca in pieno clima giubilare e risponde alle sollecitazioni del Papa per realizzare l’amnistia di Dio con il suo popolo. Sono due "segni" per l’Anno Santo: moratoria delle esecuzioni capitali e abolizione del debito dei paesi poveri. Per quest’ultima abbiamo svolto un’attività di sensibilizzazione in Avvento”. I tre giorni di riflessione alla Trasfigurazione sono stati scanditi da altrettanti momenti forti. Il primo, venerdì 10 marzo alle ore 20.30, con la scuola unitaria di base, struttura ospitata nella parrocchia e che prepara i laici impegnati nelle parrocchie delle prefetture nel catechismo e nell’assistenza caritativa. La lezione s’è svolta sul tema “Non uccidere”, seguita da 200 persone. Sabato11 è stato proiettato il film Dead man walking. Domenica scorsa la raccolta di firme in piazza, con uno spettacolo di mimo e testimonianze di Amnesty international, Sant’Egidio, associazione Nessuno Tocchi Caino e, nel pomeriggio, gli scout adulti del Masci. “E’ un passo importante della comunità nel suo cammino giubilare - secondo Vittorio Papi, componente del consiglio pastorale - questa riflessione contro la pena capitale è educativa ed è caduta nel giorno in cui in parrocchia si sono presentate le coppie di fidanzati. E’ educazione al valore della vita”.
di Lu.La.
(Da "Avvenire" del 19/03/2000)

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UN'ESPERIENZA DI COMUNITA' PARROCCHIALE NELL'ANNO DEL GIUBILEO:
IL NUOVO PORTALE DELLA PARROCCHIA ROMANA DELLA TRASFIGURAZIONE
Di Fabio Narcisi

In un anno cosi fortemente caratterizzato come quello del Grande Giubileo, le parrocchie si trovano ad affrontare un problema non piccolo: come vivere al proprio interno quest'evento epocale, come coinvolgere la propria gente perché esso sia occasione autentica di conversione e di crescita spirituale. il rischio, infatti, è che prevalga ciò che viene percepito attraverso gli strumenti mediatici (specie la televisione): messaggi molto generali, in qualche modo “omogeneizzati”, che fanno leva sulla spettaccolarizzazione degli eventi più che sulla profondità dei contenuti. A questo problema si affianca poi l'esigenza di lasciare un segno per gli anni futuri, quando passata la straordinarietà dell'anno giubilare con tutti i suoi stimoli e le sue suggestioni, il tempo tornerà a trascorrere con la sua inesorabile successione e normalità. Da qui il bisogno di qualcosa che aiuti a ricordare, a tenere ferme e a rafforzare le cose buone acquisite. Un esempio interessante di riflessione su questi temi, e di ricerca di possibili soluzioni, è offerto dalla parrocchia della Trasfigurazione a Roma, quartiere Monteverde. A fine estate dello scorso anno il parroco, don Battista Angelo Pansa, e il Consiglio pastorale, hanno dedicato alcuni incontri ad approfondire i temi del Giubileo, partendo dall'enciclica Tertio millennio adveniente. Sulla base degli obiettivi di fondo indicati dal Pontefice e del programma generale di eventi nel frattempo definito, il parroco e il suo Consiglio hanno cercato di individuare iniziative capaci di favorire un coinvolgimento significativo a livello di parrocchia. Sono così nate le giornate per l'abolizione dei debiti del Terzo Mondo e della pena di morte, il pellegrinaggio della parrocchia a San Pietro nella seconda domenica di Quaresima dedicata alla Trasfigurazione di nostro Signore, i preparativi per accogliere duemila giovani che verranno a Roma in occasione della Giornata mondiale della gioventù, e diverse altre attività. Rimaneva però l'esigenza di trovare un segno forte, non legato a singoli eventi, che poteva dare un carattere di stabilità, di continuità. Un segno visibile che dicesse alla gente del quartiere (di oggi e di domani): il Grande Giubileo ha significato per questa comunità un modo di essere e di relazionarsi al mondo esterno incentrato su Cristo e sul suo Vangelo. Un modo di essere che costituisce ormai un punto fermo, una caratteristica di fondo nella quale essa intende continuare a identificarsi. Ma quale poteva essere questo segno? La ricerca si orientò ben presto sulla porta centrale della chiesa, sul portale. Lo spunto veniva dal rito dell'apertura della Porta Santa nella basilica di San Pietro che la notte di Natale avrebbe dato inizio al Giubileo. In effetti, gli elementi simbolici di quel rito erano particolarmente significativi. A duemila anni dalla sua incarnazione nella povertà di Betlemme, i cristiani continuano a professare la loro fede in Gesù Cristo, Signore del tempo e della storia, l'Alfa e l'Omega, il principio e la Fine. Colui che era, che è e che verrà, la porta della Vita. E quel passare attraverso la Porta Santa ricorda le parole stesse di Gesù: “Io sono la porta. Chi passerà attraverso di me sarà salvo” (Gv 10, 9). Questo messaggio di fondo dell'anno giubilare si calava bene nella vita e nelle dinamiche della parrocchia e della sua comunità. Guardando la porta della propria chiesa, la gente del quartiere poteva cogliere l'invito di Cristo ad entrare, a varcare quella soglia per avere risposte alla ricerca di senso sull'esistenza umana: la nascita e la morte, la gioia e il dolore. Ma anche per scoprire - o riscoprire - il cuore di ogni chiesa: la mensa eucaristica dove è possibile sedersi con i fratelli per ascoltare la Parola e per nutrirsi del Pane di Vita. La porta poi ha sempre un doppio utilizzo: serve per entrare, ma anche per uscire. E' ingresso verso il mistero dell'amore di Dio, ma anche apertura verso il mondo, verso una realtà da trasformare, da orientare nella costruzione del Regno. Una porta con segni cosi forti dell'anno giubilare sarebbe stata poi un elemento importante di alcune liturgie sacramentali. Si pensi ai riti di accoglienza del battesimo, all'ingresso dei giovani che si preparano alla cresima durante gli scrutini quaresimali, a quello dei bambini il giorno della loro prima comunione o dei fidanzati in occasione della benedizione per le nozze. Anche la catechesi poteva trarre spunti significativi dalla porta contenente il messaggio “Cristo ieri, oggi e domani” in cui e' racchiuso tutto il dinamismo del messaggio cristiano. Una porta che e' anche parabola della vita e del suo mistero. Sì, un nuovo portale della chiesa che richiamasse il significato più profondo del Grande Giubileo poteva essere quel segnale vigoroso di cui la comunità della Trasfigurazione era alla ricerca. Naturalmente un portale di bronzo, in grado di sfidare il tempo, di essere un punto di riferimento per molte generazioni a venire. Occorreva però la mano di un artista capace di tradurre in opera quelle istanze ormai chiare. La persona che per esperienza e sensibilità e' parsa subito la più adatta allo scopo e' stato Fra Pierangelo Pagani da Cividino, in provincia di Bergamo, che da circa quarant'anni si dedica all'arte religiosa con sculture, vetrate policrome e altri lavori. Fra Pierangelo ha progettato e realizzato il portale in pochi mesi servendosi della fonderia artistica Baldis di Seriate Bergamo), dove le antiche tecniche e tradizioni della fusione a “cera persa” trovano una realizzazione fedele. Cosi la notte di Natale dell'anno che ha chiuso il secolo e il millennio, i parrocchiani della Trasfigurazione che si recavano alla messa di mezzanotte hanno visto con curiosità e stupore il nuovo portale di bronzo della loro chiesa. Alto ben cinque metri per due e mezzo di larghezza, il portale ha come motivo ispiratore il logo del Giubileo con la scritta “Cristus Heri, Hodie, semper”. Una grande croce divide in quattro ante tra loro asimmetriche, come ad esprimere la forza dirompente del centro che e' il Cristo. Ne scaturisce una croce raggiante, segnata dalla lucidata del bronzo levigato. Da questo centro si sviluppano dei segni che incidono lo spazio. Spiega Fra Pierangelo: “E' la forza dell'energia che si esprime e si riconcentra; movimento 'amoroso' che tiene in vita”. Il cerchio che occupa la parte superiore del portale ripropone la presenza del divino nella realtà umana redenta dal segno della Croce. Nello spazio che così viene generato (parte sottostante del portale) l'uomo può muoversi liberamente, lasciando le sue tracce come in un nuovo Eden: tracce del progressivo realizzarsi del Regno di Dio.
(Dall'Osservatore Romano” del 18/03/2000)

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A Monteverde mobilitazione contro la pena di morte

Mobilitazione a Monteverde contro la pena di morte. Le maggiori associazioni umanitarie, la Comunità di Sant'Egidio, Amnesty Internationai e Nessuno tocchi Caino, parteciperanno alla tre giorni di riflessione e di dibattito organizzato dalla parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo. L'intento è quello di raccogliere più firme possibili per rilanciare l'appello del Papa per l'abolizione della pena capitale nel mondo, in occasione del grande Giubileo del Duemila. Un grande tema, che come l'azzeramento dei debiti dei Paesi poveri, vuole smuovere le coscienze dell'umanità. Numerose sono state le iniziative nella capitale, centro delle battaglie per i diritti dell'uomo durante l'Anno Santo. Basti pensare al Colosseo che si illumina ogni volta che in qualche parte del mondo una nazione rinuncia a condannare uomini e donne alla pena di morte. Così oggi, domani e domenica, nei locali della parrocchia in Piazza della Trasfigurazione 2, si cercherà di capire in quanti Paesi del mondo esiste ancora la condanna a morte e per quali reati. E soprattutto cosa si può fare di concreto per fermare questa barbarie. Questa sera alle 19.45, con la scuola unitaria di base, si discuterà sul tema Non uccidere, mentre domani alle 17 sarà proiettato il film Dead man walking, in cui si narra la storia di una suora che segue il cammino di un carcerato fino alla sedia elettrica. Domenica mattina la mobilitazione per la raccolta di firme, alle ore 11, sul sagrato della chiesa, andrà in scena una rappresentazione dell'attore Conversi. Alle 11.30 la celebrazione della Santa Messa, presieduta dal vescovo ausiliare Vincenzo Apicella.
(Dal "Messaggero" del 10/03/2000)

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Progetto della "Trasfigurazione" a Monteverde.
Coinvolgimento delle altre realtà ecclesiali del quartiere e di quelle civili
Lavoro, percorsi formativi
di Federica Cifelli

Obiettivo sul mondo del lavoro, per la parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo, a Monteverde, nel terzo anno di Missione cittadina “Il motivo - spiega il parroco, don Battista Pansa, è molto semplice: l’evangelizzazione oggi non può più prescindere dalle condizioni di vita delle persone” né può essere ignorata la dimensione sociale e pubblica dell’etica cristiana. “E’ qui - continua don Battista- che si gioca la credibilità di un cristiano adulto, la sua santità laicale: nella capacità di ordinare le cose del mondo secondo Dio”. In preparazione al Giubileo, la parrocchia ha messo in moto tutte le forze laicali giovanili e adulte che operano all’interno della comunità, le altre parrocchie della XXX Prefettura e tutte le realtà socio - economiche e culturali presenti nella circoscrizione per avviare insieme una riflessione su “La formazione e il lavoro nel mondo della globalizzazione e dell’economia di mercato”. Il progetto prevede 5 differenti percorsi operativi: la raccolta e l’analisi dei dati sull’occupazione e sulle risorse nel territorio romano; le lezioni di alcuni esperti (imprenditori, sindacalisti); tre sessioni di animazione, tre di laboratorio, altrettante di catechesi. Alla fine tutti questi percorsi, gestiti dai diversi gruppi e associazioni che aderiscono al progetto, convergeranno in un Meeting - conclusivo, in programma per il 15 maggio.
“La nostra - spiega il parroco - è una scelta pastorale lontana nel tempo: quella di privilegiare, accanto al servizio alla fede e alla sua maturazione, anche il servizio che proviene. dalla fede, tipico del laico”. Oltre alla comunità giovanile, parteciperanno al progetto la scuola parrocchiale di educazione alla politica intitolata a Giuseppe Lazzati e la commissione pastorale per la formazione permanente, che. cureranno rispettivamente il ciclo di lezioni degli esperti e le tre sessioni di catechesi. Invece a curare le sessioni di animazione e quelle di laboratorio saranno due associazioni di volontariato, Equamente e Worklink che si occupano dell’educazione alla mondialità e dell’orientamento dei giovani nel mondo del lavoro. Fondamentale, dunque, l’impegno dei laici. “E un cammino di maturazione nella carità che tutta la Chiesa oggi è chiamata a fare - dice don Battista - e che porta inevitabilmente dal semplice volontariato alla politica”, intesa come impegno a promuovere istituzionalmente la presenza dei cristiani nelle realtà pubbliche.
(Da "Avvenire" Roma 7 del 14 marzo 1999)

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"Trasfigurazione": progetto di cooperazione con i giovani colombiani
Un dialogo nel segno della GMG
di R.M e M.G.

"Aprite le porte a Cristo" è stato l'invito del Papa in occasione del Giubileo. Seguendo queste parole la comunità della Trasfigurazione ha iniziato il cammino verso la Colombia, la sua gente, i suoi problemi. Le porte aperte, quelle della parrocchia e delle case del quartiere Monteverde hanno permesso l'accoglienza di 25 ragazzi di Bogotà che hanno conosciuto Roma e i ragazzi della zona conquistando il cuore della gente.
"Oggi - spiegano in parrocchia - ci ritroviamo uniti nello spirito del Cristo ad approfondire i tanti aspetti che pone la Colombia in una situazione di umiliazione dei diritti dell'uomo, tra le più gravi all'inizio del terzo millennio. La Colombia è in lotta da novanta anni. Vive in una situazione di confusione politica e sociale che produce violenza e morte stimabile in 30.000 uccisioni e 11.260 rapimenti all'anno. Dagli anni '70 in poi il Paese ha visto in costante crescita il fenomeno della lotta armata tra la guerriglia, con i suoi vari fronti, i paramilitari, e l'Esercito Nazionale. Teatro di battaglie sono quelle zone dove è presente ricchezza di petrolio e minerali, svelando così un connotato ben preciso di questa crisi, la presenza di importanti e pensati progetti economici su larga scala".
E' per questo che la parrocchia ha promosso per oggi una giornata sui diritti umani con la partecipazione del Vescovo Apicella: alle 9 appuntamento in piazza con i banchi delle associazioni che lavorano per il Sudamerica; alle 10 Messa dei ragazzi; un'ora dopo, il segno di solidarietà preparato dai bambini; alle 11,30 la Messa della comunità, quindi, interventi del sagrato e nel pomeriggio gioco didattico per i bambini e gli adolescenti del quartiere, folklore colombiano, danze popolari.
"Dobbiamo provare - spegano i giovani della parrocchia - una considerazione che guarda a questa nazione nell'etereogenea composizione in cui vive. E' molto difficile raccogliere testimonianze colombiane che riportano una stessa problematica, l'unico punto in comune fra le voci che si possono ascoltare è la violenza, la guerra ed il terrore ponendo un problema che presenta differenti conseguenze, ma una matrice comune. Speranza e linfa vitale per una civiltà un popolo ed una nazione sono la tradizione con la memoria, e la spinta giovanile che è il suo futuro. Per questo noi giovani della Trasfigurazione abbiamo voluto continuare il dialogo di comunione con i giovani della Diocesi di Bogotà, iniziato con la GMG, con un progetto articolato in informazione, documentazione ed esperienza concreta di cooperazione che intendiamo attuare nella prossima estate direttamente in Colombia".
Oggi, nel cuore dell'Avvento, tutta la parrocchia avrà l'opportunità di riflettere, pregare e lavorare con i giovani al progetto.
(Da "Avvenire" Roma 7 del 17 dicembre 2000)

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"Impegni dopo il Giubileo nella parrocchia della Trasfigurazione"
La spiritualità del cenacolo
nei centri di ascolto del Vangelo

di Angelo Bernardino

        Da un po' di tempo ormai gli interni e i numeri civici del palazzo o del quartiere hanno rivelato un nome, un volto, un cuore, una storia. I saluti educati ma distaccati, le parole di circostanza sono divenute confidenza, amicizia, desiderio di aprirsi, di trovare affetto, compren sione soprattutto valori veri. Gli incontri si sono gradualmente estesi oltre le riu nioni, coinvolgendoci singolarmente o in gruppo in vicende, situazioni tristi o gioiose spesso esulando dalla cerchia del le nostre dirette conoscenze. In molti partecipanti si è approfondito il gusto della preghiera e il desiderio di una maggior frequenza in parrocchia. Così una delle tante testimonianze dei Centri di ascolto del Vangelo nati durante la missione cittadina di Roma, nella par rocchia della Trasfigurazione a Monteverde Nuovo.
        Sono piccoli segni di quella comunione che Gesù ha chiesto al Padre come dono supremo nel Cenacolo e che, perché non resti solo un ideale, deve permeare tutto il tessuto ecclesiale anche nelle sue realizzazioni più concrete e quotidiane.
        Alla formazione e all'animazione di questi gruppi di vicinato, in cui presso una famiglia ospitale si riuniscono altre persone del palazzo o di palazzi vicini, ha collaborato attivamente la Fraternità Cristiana, che, promossa dal francescano P. Roberto Caramanna e seguendo l'appello del Crocifisso a S. Francesco - "Và, restaura la mia casa" -, si è impegnata da anni a cercare di risvegliare la coscienza dell' "essere Chiesa" ispirandosi agli eventi di comunione del Cenacolo, dove Gesù ha dato alla Chiesa il suo inizio e quindi la sua forma.
        Perciò il cammino di fede di questi gruppi, che prosegue tuttora, guarda al Cenacolo come all'icona della comunione, che ha il suo culmine nell'Eucarestia e nell'effusione dello Spirito Santo.
         E lo Spirito Santo infatti che realizza la preghiera sacerdotale di Gesù, fondendoci in Unità. Infatti l'annuncio e l'ascolto del Vangelo devono dare come frutto la comunione.
        Quello che noi abbiamo udito... ossia il Verbo della Vita, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. (I Gv 1).
        "Chi Vive nelle grandi città - scrive il Cardinale Konig - spesso non sa nemmeno più il nome di chi gli siede accanto in chiesa... Una vera comunità si realizza attorno a una mensa tra dieci, dodici, venti persone". Perciò la dimensione del piccolo gruppo a misura d'uomo (gli apostoli erano dodici) e il ritmo settimanale degli incontri ha facilitato in questi anni i rapporti interpersonali e interfamiliari, divenendo un anello di congiunzione tra le singole famiglie e la grande comunità parrocchiale e creando un'osmosi di Grazia e di vita cristiana dal centro alla periferia e dalla periferia al centro della parrocchia.
        Il Mistero del cenacolo ci fa entrare nel cuore dell'alleanza per la quale Gesù fa Pasqua, «passa» nella Chiesa ed Essa in Lui. Sono le nozze feconde di Dio con l'umanità. Ogni giorno nella Messa, la Chiesa segue il cammino del suo Sposo e si unisce a Lui. Ma se il Mistero del cenacolo trova la sua massima espressione nell'Eucaristia domenicale, come momento fondante della piena comunione, gli incontri settimanali nelle case ne divengono insieme approfondimento e attuazione nella concretezza dell'amore reciproco.
        Nel cenacolo Gesù ha convocato gli apostoli. A Pentecoste la prima Chiesa si raduna attorno a Maria, che, fecondata ancora dallo Spirito Santo dà alla luce il Cristo totale.
        Negli incontri nelle case (il cenacolo era la casa di un laico, amico di Gesù) prima ci affidiamo a Maria perché apra i nostri cuori all'azione dello Spirito Santo e Gesù sia presente in mezzo a noi «riuniti nel suo nome». In questo clima di semplicità e di Amore ognuno si sente «accolto» come persona e come figlio di Dio e si sente convocato con la propria individualità alla mensa della famiglia divina.
        Gesù ha lavato i piedi agli apostoli. In preghiera con Maria il cuore ancora di pietra dei discepoli è stato ammorbidito e preparato alla piena effusione dello Spirito Santo. L'ascolto profondo in spirito di fede e di accoglienza delle sofferenze e dei problemi dei fratelli, nei quali si vede Gesù sofferente, diviene come un lavare loro i piedi con l'acqua pura della misericordia e si sente che Gesù, presente tra noi per la carità, che prende su di sé le nostre sofferenze e i nostri peccati. Egli ci ripete: «Amatevi come Io vi ho amato" e «lavatevi i piedi gli uni gli altri». Il cuore così purificato è aperto ora all'ascolto della Parola che «esce dalla bocca di Dio».
        A questo punto Gesù nel cenacolo (Gv 14-17) manifesta ai discepoli il mistero della sua comunione col Padre - «Chi vede me vede il Padre» - e con noi - «Io sono la vite e voi i tralci» -. A Pentecoste Pietro, in preghiera con Maria, sente risvegliarsi il proprio ministero di vicario o di Gsù e interpreta la Scrittura per ricostituire la piena unità della comunità (elezione di Mattia).
        Nel clima di fraternità che è maturato, a lettura della Parola di Dio, meditata insieme, acquista una risonanza più profonda. In essa cerchiamo di cogliere soprattutto ciò che ci spinge alla comunione, mentre Maria ci aiuta ad accogliere come Lei la Parola e a lasciarci trasformare da essa.
        Gesù fa l'Eucaristia. A Pentecoste lo Spinto Santo conferma, porta alla luce ed esalta la comunione che l'Eucaristia e la partecipazione alla Morte e Risurrezione di Gesù avevano operato nei discepoli. Noi cerchiamo di vivere questo momento col comunicare tra noi prima di tutto i beni spirituali (ciò che la Parola ha operato in noi e attorno a noi), che ci aiutano a crescere in una comunione d'anima. Da ciò nasce anche l'esigenza di un aiuto scambievole concreto nelle svariate necessità personali e familiari, così che ognuno comincia a «portare il peso dell'altro». Offriamo tutto a Gesù perché unisca la nostra vita e i nostri dolori alla sua offerta al Padre nelle Messe che si stanno celebrando in quel momento nel mondo. E un allargarci ai problemi di tutta la Chiesa e dell'umanità e un chiedere allo Spirito Santo che ci fonda in un cuor solo e in un'anima sola, rendendoci pane consacrato per la vita del mondo.
        Gesù nel cenacolo parla della Missione e a Pentecoste lo Spirito Santo, fondendo in unità la Chiesa nascente, ne fa il segno essenziale della missione: «Che tutti siano uno affinché il mondo creda». La prima missione del centro di ascolto, divenuto comunità, è la testimonianza di unità in famiglia e nel vicinato col farsi carico delle gioie e dei dolori dei fratelli; dei malati, delle persone sole, dei disoccupati che vivono nello stesso palazzo. Da qui nasce poi l'evangelizzazione.
        Nel primo anno della Missione cittadina i Centri di ascolto realizzati in tutta la parrocchia furono circa una cinquantina. L'anno successivo abbiamo preferito, anche secondo le indicazioni dell'Arcivescovo Cesare Nosiglia, Vicegerente di Roma, di curarne in profondità un numero limitato, da cui poter riprendere in seguito un nuovo slancio missionario. Ora le piccole comunità di vicinato che si ispirano al cammino del cenacolo sono nove. Una particolare attenzione è rivolta alla formazione degli animatori, che si riuniscono settimanalmente per preparare gli incontri dei vari gruppi, in ognuno dei quali essi sono presenti in due o tre uniti nel nome di Gesù, perché fin dall'inizio dell'incontro ci sia già una forte presenza di Lui in mezzo ai fratelli.
        Il parroco della Trasfigurazione, don Battista Pansa, ha seguito con attenzione pastorale il nascere e lo sviluppo di questi gruppi; ha promosso giornate di ritiro spirituale e, alla conclusione dello scorso anno ha celebrato, insieme con i sacerdoti della Fraternità Cristiana, la Santa Messa nel giardino della parrocchia alla presenza di un centinaio di partecipanti.
(Dall' "Osservatore Romano" del 5/01/2001)

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Possessi Cardinalizi

Numerosi fedeli e i presbiteri della comunità parrocchiale della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo, al quartiere Gianicolense, hanno calorosamente accolto, nella mattinata di domenica 25 febbraio, il Cardinale Pedro Rubiano Saenz, Arcivescovo di Bogotà(Colombia) che ha solennemente preso possesso del Titolo .
Dopo il bacio rituale del Crocifisso, porto dal parroco Don Battista Angelo Pansa, e dopo aver asperso i fedeli con l'acqua lustrale, il Porporato ha presieduto la Celebrazione Eucaristica. Il Rito è stato diretto dal Cerimoniere Pontificio, Mons. Massimo Boarotto.
Alla Santa Messa erano presenti sei Vescovi colombiani.
Significativa la partecipazione della signora Nohra Puyana de Pastrana, Consorte del Presidente della Repubblica della Colombia.
Insieme con lei facevano parte della Delegazione Ufficiale gli Ambasciatori della Colombia presso la Santa Sede e in Italia, Guillermo Leon Escobar Herran e Fabio Valencia Cossio.
(Dall' "Osservatore Romano" del 26-27/02/2001)

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